«Per Dall'Oglio e Quirico continuo a sperare»
ROMA «Se entro 72 ore non torno, preoccupatevi». Sono state queste le ultime parole che padre Paolo Dall'Oglio, scomparso in Siria il 28 luglio scorso, ha detto alle poche persone che conoscevano la natura della missione per cui era entrato nel paese senza avvertire l'ambasciata e nemmeno il nunzio apostolico. E' stato il ministro degli Esteri, Emma Bonino ieri a raccontare il retroscena di quello che, è stato appurato, si tratta «di un sequestro di persona». A rapire padre Dall'Oglio sarebbe stata un'organizzazione jihadista formata da gruppi iracheni e siriani. «Il gruppo – ha spiegato Emma Bonino – è una versione locale di Al Qaeda. Le ore sono passate ma ce ne stavamo già occupando, anche se un po' al buio perché non abbiamo dettagli, né sappiamo con chi padre Dall'Oglio stava trattando». E' difficile dare contorni precisi alla galassia jihadista in Siria. Sono molti i gruppi confluiti nel paese per combattere quella che considerano una guerra santa dei sunniti contro il presidente Bashar al Assad. Combattono a fianco dei ribelli. Il ruolo più importante tra i jihadisti è quello dei miliziani iracheni affluiti in gran quantità nel paese vicino e che, alleandosi ad altri gruppi jihadisti siriani, hanno creato una rete ribattezzata «Stato islamico dell'Iraq e del Levante». E' questa l'organizzazione che avrebbe rapito il sacerdote italiano. Il loro capo è Abu Bakr al Baghdadi, proprio l'uomo con cui aveva appuntamento padre Dall'Oglio il 28 luglio. Quel giorno il gesuita era partito dalla città di Raqqa per incontrarlo in un luogo sconosciuto. Con lui, secondo alcuni attivisti che lo avevano aiutato ad entrare in Siria dal confine con la Turchia, il gesuita voleva mediare il rilascio di alcuni ostaggi (una troupe televisiva) e una tregua tra i gruppi jihadisti e i miliziani curdi, che da settimane si combattono nel nord-est della Siria. Ma di lui e del suo negoziato non si sa più nulla. Ieri la responsabile della Farnesina ha parlato anche dell'altro italiano scomparso da mesi in Siria, l'inviato della Stampa, Domenico Quirico. «Sono speranzosa anche se è molto difficile e non solo per la telefonata ma anche grazie ad altri contatti, con diversi canali, che si interrompono e riprendono». Il riferimento del ministro è alla telefonata che il 6 aprile scorso il giornalista fece alla moglie dicendole che «stava bene». Da quel momento però sulla sorte di Quirico è calato il silenzio. «Sono fiduciosa» ha incalzato il ministro Bonino sia per il caso del gesuita Dall'Oglio sia per Domenico Quirico. Il capo della diplomazia italiana ha poi aggiunto: «Vorrei dire alla signora Quirico che non ci diamo per persi e che continuiamo a cercare». (f.cup.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA