Ufo? No, ingegnere pavese «Sono l'uomo dei cerchi»
I primi tre cerchi sono comparsi in Inghilterra, negli anni Ottanta. I «crop circles» sono raffigurazioni con forme geometriche realizzate nei campi di cereali, o simili, appiattendo le piante. Le prime «formazioni» (così vengono definite le raffigurazioni) erano molto semplici, forme circolari di varie dimensioni, poi negli anni le forme sono diventate più complesse. Francesco Grassi nel suo libro «Cerchi nel grano, tracce d'intelligenza» (si può acquistare on line, in fo sul suo sito www.francescograssi.com) spiega l'origine di questo fenomeno, ma è anche in questo volume (presentato a ottobre 2012 al convegno del Cicap a Volterra) che rivela di essere l'autore (insieme ad altri sei circlemaker) del famoso cerchio nel grano di Riva presso Chieri del 2011 (noto anche come «Poirino 2011»). Nel libro Grassi racconta le fasi di costruzione, ma anche le reazioni della comunità dei sostenitori del fenomeno. di Marianna Bruschi wPAVIA Chiamatelo l'uomo dei cerchi. Non quelli azzurri che hanno portato alla luce, dalla penna della scrittrice Fred Vargas, l'ispettore Adamsberg. Ma quelli tracciati sul grano, le spighe piegate su se stesse, adagiate sul terreno nella notte, rivelate al mattino, percepite come prova dell'esistenza degli alieni. Francesco Grassi, ingegnere pavese d'adozione, socio effettivo del Cicap (il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale) ha rivelato di essere l'autore di quei cerchi perfetti comparsi a Robella, 520 anime in provincia di Asti, lo scorso 29 giugno. Grassi, 47 anni, originario di Taranto laureato in ingegneria elettronica a Pavia vive a Linarolo. Spiega come si diventa appassionati di «crop circles», i cerchi nel grano diventati un fenomeno in Inghilterra negli anni Ottanta, ma spiega anche come - materialmente- è possibile realizzarli. Niente alieni, dunque. Chi ci crede se ne dovrà fare una ragione. Niente Ufo. Ma come si realizzano i cerchi nel grano? «Servono metri a nastro, le "rotelle metriche", con dei paletti si segnano sul terreno dei punti chiave e si preparano delle tavole di legno per appiattire il grano». Come si sceglie il posto, il campo adatto? «Ci vuole qualcuno che conosca la zona, i punti di accesso, e anche banalmente dove lasciare le auto. A Cava Manara - ma in questo caso non so chi sia l'autore - erano sotto il ponte, e quindi si potevano vedere bene dall'alto». Si possono fare da soli? «Quelli semplici sì, ma normalmente bisogna essere almeno in due. Uno deve fare da centro e l'altro traccia le linee. Per la formazione realizzata a Robella eravamo in sette me compreso». Da dove nasce l'interesse per i cerchi nel grano? «Sono da sempre curioso di misteri, ho scritto di Ufo, mitologia, magia, psicocinesi. Sono un appassionato e ho un approccio scientifico. I cerchi nel grano sono un fenomeno nato negli anni 80, all'inizio con forme semplici. Non capivo perché tanta gente potesse crederci. Ho fatto delle ricerche, ho trovato dei documenti inediti. Ho sfatato il mito dell'impossibilità». E come si diventa uomo dei cerchi? «Io sono andato in Inghilterra nel 2004 per apprendere questa arte. Sono entrato con difficoltà in un "circle maker" locale e ho imparato. Ho partecipato alle formazioni notturne in Inghilterra e così ho imparato le tecniche». E si è messo all'opera. Nel 2011 a Poirino, in provincia di Torino, poi a Robella, Asti. «C'è voglia di sperimentare e di vedere come reagiscono le persone, senza voler ridicolizzare nessuno. Ho fatto un esperimento scientifico, sociale. Mostro come sulla mia formazione si sono costruite le stesse fantasie che si costruiscono sulle altre». Se i cerchi nel grano sono opera dell'uomo, perché c'è chi crede in un segno degli alieni? «E' un meccanismo sociale: di fronte a uno stimolo grafico chi vuole credere a un certo tipo di fenomeni si costruisce una credenza». @mariannabruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATAñ