«Carcere, serve personale per reparto psichiatrico»

di Linda Lucini wPAVIA «La situazione è esplosiva e il rischio è quello di mettere in pericolo la sicurezza. Non c'è un minuto da perdere». Il consigliere regionale Giuseppe Villani parla all'uscita del carcere di Torre del Gallo. Ha appena visitato il nuovo padiglione che dal 15 settembre dovrebbe ospitare 300 detenuti protetti e neppure l'incontro con il direttore Iolanda Vitale l'ha rassicurato. «La direzione e il personale stanno facendo il massimo possibile, sono bravi e impegnati – dice Villani – ma i problemi ora sono davvero grossi. Il personale è già sotto organico di 40 persone e come se non bastasse ha altri 30 addetti distaccati altrove. Sta di fatto che dei 283 previsti ce ne sono solo 213. Non va meglio per i detenuti che superano i 500 in un carcere da 275. In questa situazione ora arrivano anche i problemi del nuovo padiglione e adesso si parla anche di creare un polo psichiatrico al primo dei 4 piani della nuova struttura. Tutto ciò senza personale, nè di sorveglianza, nè medico, nè infermieristico». Con Vllani c'è il presidente del Centro servizi per il volontariato Pinuccia Balzamo: «Il ministero insiste sulla presenza di un sistema di videosorveglianza all'avanguardia, ma di fronte ad atti di violenza, autolesionismo non basta guardare le immagini, bisogna intervenire». «La direzione del carcere ha scritto più volte alla Regione e al ministero – dice ancora Villani – ma senza ottenere garanzie sul personale. Basterebbero 3 o 4 ispettori, qualche unità nuova aggiunta al ritorno dei 30 distaccati. Invece nulla. Non si può aprire senza personale, tanto più di fronte a reclusi protetti come pedofili, collaboratori di giustizia e ex appartenenti alle forze dell'ordine. Si tratta di detenuti fragili all'interno del carcere che vanno seguiti in modo particolare. Se si apre senza nuovo personale si finirà per comprimere i diritti minimi dei reclusi e quelli dei lavoratori». Balzamo sottolinea che «il tasso di recidiva per chi vive il carcere duro è del 70%, mentre è solo del 13 per chi segue attività e progetti rieducativi». Insomma, la sicurezza dei cittadini passa anche dalle condizioni in cui si vive in cella. «Se un detenuto è costretto 22 ore in cella – dice Balzamo – è più facile controllarlo, ma con il risultato di un aumento dei suicidi, degli atti di autolesionismo e delle violenze. Il problema riguarda la sicurezza di Pavia: ci vogliono alleanze tra le istituzioni, indipendentemente dal colore politico».Villani parla anche del futuro polo psichiatrico: «L'azienda ospedaliera ha scritto più volte in Regione chiedendo forniture farmaceutiche, personale medico, infermieristico e specialisti, ma senza ottenere risposta. Interverrò immediatamente attraverso la commissione carcere, ma anche in consiglio regionale e presso l'assessore alla Sanità. Inoltre a livello parlamentare ci vuole un'azione presso il ministero della Giustizia affinchè destini a Pavia il personale necessario. Torneremo nelle carceri pavesi a Ferragosto e a inizio settembre verificheremo ancora la situazione».