Marina, la garanzia del cognome

di Nicola Corda wROMA Piuttosto che nomi, non ci sono cognomi alternativi. Quello di Silvio è un partito personale, la figlia Marina è la più adatta non per capacità politiche ma perché è l'unica che può rispondere alla perfezione alla logica del marketing elettorale. L'unica che, in caso di elezioni anticipate, consente di inserire "Berlusconi presidente" nel simbolo della nuova Forza Italia. Altro che spiegazioni sulla genetica del leader, sulle indubbie doti manageriali che la primogenita avrebbe già mostrato alla guida delle aziende di famiglia. Tra i maggiorenti del Pdl, specie gli ex democristiani e socialisti, che la politica la masticano da almeno trent'anni, a queste cose non credono ma davanti alla necessità di salvare la baracca del partito investita dallo tsunami giudiziario, sono pronti ad accettare l'investitura. I dubbi ce li ha Silvio. Non certo perché non creda nella figlia maggiore ma perché «la massacreranno come hanno fatto con me», ha confessato al termine del summit di famiglia a palazzo Grazioli all'indomani della sentenza. Lei pure, MArina, non ne ha nessuna voglia e lo ha confidato in privato e smentito in pubblico giacché da almeno un anno la pressione si fa sentire. Ma si è capito subito che quella visita proprio la mattina dopo il verdetto, non era solo una questione di affetto nei confronti di un padre bastonato dai giudici. E dunque Marina potrebbe sacrificarsi, nonostante abbia scelto finora un ruolo discreto, intervenendo in difesa del padre in pochi casi come in occasione dell'altra dolorosa sentenza sul "Lodo Mondadori" e per le accuse dei festini con le "olgettine". Del resto mai come in questo momento le aziende sono legate al destino politico di Silvio Berlusconi, e se poi davvero sarà Marina a diventare leader della nuova Forza Italia, affari e politica (leggi conflitto di interessi) continueranno ad andare a braccetto. E qui spuntano gli altri dubbi dei due consiglieri del Cavaliere, Gianni Letta e Fedele Confalonieri. Fin dallo scorso anno sono gli unici ad aver spinto per l'uscita di scena di Silvio, prima con le dimissioni dal governo e poi con il passo indietro per favorire il ricambio generazionale alla guida del partito. Con l'ascesa di Marina, il nastro tornerebbe indietro anche per quelli che nel Pdl avevano cavalcato il sogno delle primarie durato per pochi mesi. Ma se si dovrà andare al voto in tempi rapidi, non ci sono molte alternative, specie se il competitor dall'altra parte dovesse essere Matteo Renzi, l'unico avversario che Berlusconi ha ammesso di temere. Persino Daniela Santanchè ha ammesso a denti stretti di essere favorevole e pure quelli che speravano in un passaggio di consegne diverso da quello dinastico, dovranno magari ingoiare la scelta a favore di Marina. Donna, giovane, tosta come il padre e con lo stesso cognome. Impossibile trovare qualcosa del genere in un partito cresciuto all'ombra del capo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA