La storia ricca di passione scritta da Marziano Brignoli

Il registro on line dell'Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane elenca cento monografie firmate dal prof. Marziano Brignoli, scomparso il primo agosto a 85 anni. Tra le tante opere (moltissime su aspetti e figure della storia del Risorgimento, disciplina di cui Brignoli era documentatissimo specialista: è stato, tra l'altro, direttore dal 1974 al 1989 delle Raccolte storiche del Comune di Milano) sono legato, per ragioni professionali, a quelle sulla storia dell'Amministrazione provinciale di Pavia, della quale fu per alcuni anni funzionario; ma motivazioni affettive mi hanno sempre fatto ammirare un suo volume di storia locale. In un corso biennale su "I paesi e la loro storia" per l'Unitre di Pavia ho esaminato una selezione delle monografie dedicate in anni recenti ai Comuni e alle loro frazioni: per quest'ultima direzione di indagine è ammirevole il volume di Brignoli "Notizie su Casale Staffora e la sua valle", 140 pagine pubblicate nel 2005 dalla CEO di Voghera. Questo libro ha confermato la mia opinione sulla positività della storia di paese quando è scritta da un ricercatore nato o residente in quel determinato luogo o, come nel caso di Brignoli, nato da famiglia originaria del paese oggetto della ricerca: il coinvolgimento emotivo dell'autore dà vita a una storia che chiamerei "calda", perché piena di passione e di sentimento. Il volume narra vari momenti della plurisecolare storia di un piccolo, antico paese delle montagne dell'Oltrepò: Casale Stàffora, nella valle in cui scorre, dandole il proprio nome, il torrente Staffora. Si hanno notizie di Casale Staffora fin dal secolo XII e nei tempi che seguirono vi si svolsero vicende ora di pace ora di guerra, sempre di aspra fatica per gli abitanti, impegnati a coltivare i loro campicelli: la modesta economia rurale veniva integrata con i proventi del lavoro delle ragazze che si spostavano nei mesi estivi in pianura per la sfiancante attività della "monda" del riso. Casale Stàffora fu feudo malaspiniano, poi compreso nel ducato di Milano; poi la Valle Staffora fu territorio della corona di Spagna, poi di Casa d'Austria, quindi di Casa Savoia; poi venne l'impero napoleonico e finalmente l'Unità d'Italia. Quando fu proclamato il Regno d'Italia, il 17 marzo 1861, Casale Staffora, con tutto l'Oltrepò pavese, faceva parte della Provincia di Pavia, istituita con la legge 23 ottobre 1859 n. 3702. Nel 1923 un cambiamento di circoscrizioni amministrative interessò anche la valle Staffora: Casale con altre frazioni entrò a far parte del Comune di Santa Margherita Staffora, già Santa Margherita di Bobbio. Sotteso alle vicende politiche era sempre l'usurante lavoro agricolo delle laboriose genti di montagna. Mancavano strade rotabili; il trasporto delle merci si faceva con i muli; le persone andavano a piedi; solo qualche notabile (parroco, medico, mercante di bestiame, ecc.) aveva il cavallo. I poteri pubblici erano inesistenti; si manifestavano solo con la cartella delle tasse e la cartolina per la chiamata o il richiamo alle armi. Il libro di Brignoli contribuisce alla storia tribolata delle genti della montagna pavese ma ci dà anche una lezione esemplare di carattere generale: chi è sfuggito - grazie all'applicazione nella "coltivazione" degli studi - alla "condanna" alla faticosa coltivazione dei miseri campi, può dare prova di condividere i principi morali della propria comunità di nascita/appartenenza raccogliendo "laboriosamente" tutte le informazioni storiche che di essa ricostruiscono la vita attraverso i secoli. In questa direzione il prof. Brignoli ha aperto una strada "maestra". Personalmente, nel mio piccolo, l'ho seguita nelle opere storiche che ho dedicato al mio paese d'origine in Sardegna: Ploaghe è stata anche sede vescovile ma le modalità di sopravvivenza della sua popolazione non sono state, nei secoli, meno "sacrificate" di quelle di Casale Staffora! Con una battuta, che avrebbe fatto sorridere l'autoironico prof. Brignoli, dico: d'altra parte le due località paesane, prima che nello stesso Regno d'Italia, non erano state insieme per decenni nello stesso Regno di Sardegna?