La trebbiatura, momento della verità
La trebbiatura era considerata il "momento della verità". Era la fase in cui si passava dalle fatiche autunnali dell'aratura, della semina, dai timori invernali delle gelate, dalle preoccupazioni meteorologiche della tarda primavera o di prima estate, alla verifica importante della stagione agraria. Nell'azienda contadina, grande o piccola, un buon raccolto di frumento significava liquidità, poter pagare gli affitti, progettare un'espansione dell'azienda, migliorare le attrezzature, acquistare animali da fatica. Le lunghe giornate, le fatiche, condite di sudore e polvere potevano essere sopportate con più animo se migliori erano le prospettive del raccolto. Una fase importante, per avere un buon raccolto era l'aratura autunnale che a quei tempi veniva fatta ancora con i buoi. Alla cascina Torretta di Belgioioso c'era un bifolco chiamato "Bigiu" al quale erano stati affidati un paio di buoi giovani non completamente domati al lavoro dell'aratura. Questo pover'uomo faticava non poco per tenerli allineati: uno nel solco e l'altro fuori. Un giorno il fittavolo, osservando la fatica del suo bifolco, gli chiese: "Mä vala?" "Som a dré a diventà matt", fu la risposta. Allora il fittavolo consigliò di mettere la figlia undicenne davanti ai buoi affinché la seguissero; il bifolco accettò il consiglio e così fece. Passò un po' di tempo e quando il padrone ripassò per vedere se le cose fossero migliorate, con meraviglia e ancor più sorpresa si sentì dire: "Cara al me siur padron, primä ghevi dü bœ da guidà, adess ag nò tri". Gino Migliavacca