Monti a un passo dall'addio
ROMA Sono trascorse oltre quattro ore dall'inizio della riunione-fiume degli eletti di Scelta Civica quando il presidente Mario Monti decide di farsi da parte. «Amareggiato, disgustato» dalle accuse di epurazioni sovietiche giunte dall'ala cattolica dopo che aveva proposto il passo indietro di Andrea Olivero dall'incarico di coordinatore politico, il professore chiede al notaio di ratificare le sue dimissioni e si avvia all'uscita. Sull'assemblea cala il gelo, ma un gruppo di montiani guidati da Alberto Bombassei placca il prof alla porta. Dopo alcuni minuti, Monti torna su suoi passi. È il culmine della drammatica notte di Scelta Civica, terminata alle 2.30 con una nota in cui si annunciava che Olivero, destituito da coordinatore, costituirà un gruppo di lavoro che elabori in un documento da presentare a settembre proposte prevengano «tendenze centrifughe» e indirizzi nuovamente il partito. Il coordinamento è affidato al comitato di presidenza. Ma la "tregua armata" tra l'ala cattolica e quella laica resta. Monti assicura che Sc «è una realtà molto promettente», ma non nasconde che «serve un forte spirito di coesione, e finché c'è sono disposto a restare». La coesione però sembra lontana, e il nocciolo della questione - la presenza di Olivero e altri big a un convegno organizzato dall'Udc venerdì - non è stato cancellato. «Il problema resta, Monti sente che una parte del partito, quella cattolica e vicina alla Comunità di Sant'Egidio, gli ha voltato le spalle» racconta chi era all'assemblea, mentre per i cattolici la destituzione di Olivero è «un errore nella sostanza».