I resti ritrovati erano del pullman

di Maria Rosa Tomasello wROMA I resti meccanici ritrovati a un chilometro dal punto di impatto del pullman contro il new jersey appartiene «con ragionevole certezza» al Volvo gran turismo precipitato con il suo carico di vite umane dal viadotto Acqualonga. È il risultato dei primi accertamenti condotti dalla Polizia stradale, che ieri hanno consegnato alla procura di Avellino una prima informativa sull'incidente in vista dell'inizio, oggi, degli interrogatori degli indagati. «Per avere la certezza matematica dovremo aspettare qualche giorno, è stato nominato un perito» commenta prudente il generale Giuseppe Salomone, dirigente del compartimento Campania e Molise. Ma anche le immagini delle telecamere conducono nella stessa direzione, mostrando che il tratto della Napoli-Canosa, prima del passaggio del bus, era "pulito". I pezzi ritrovati farebbero parte del sistema di trasmissione del motore, che collega il cambio alle ruote posteriori: la rottura, dunque, avrebbe interrotto l'azione frenante sulle ruote, e agendo come un'elica impazzita potrebbe aver tagliato il tubo che porta l'aria ai freni. A due giorni dalla strage di Monteforte Irpino, la più grande tragedia stradale degli ultimi 60 anni, le indagini convergono sull'ipotesi del guasto meccanico che ha catapultato il pullman a 100 chilometri orari contro il guardrail della A16, con l'attenzione degli inquirenti puntata anche sull'efficacia delle barriere di protezione laterale. Lo dice con chiarezza il procuratore Rosario Cantelmo: l'inchiesta punta ad accertare «se il veicolo era efficiente» e «se la strada è stata mantenuta in condizioni inadeguate». A confermare l'origine dell'incidente ci sono i racconti dei sopravvissuti, che dicono di aver sentito «un tonfo prima dell'incidente»: come Bartolina De Felice, ricoverata all'ospedale di Avellino: «Qualcuno disse che l'autista aveva bucato, poi il bus ha cominciato a correre fortissimo e dentro c'erano scintille». E le dichiarazioni di chi seguiva il pullman: «Procedeva a velocità normale, poi c'è stato un rumore fortissimo e abbiamo visto volare dei pezzi, sembrava una scheggia impazzita». L'impatto con il new jersey sarebbe avvenuto a una velocità di 100-110 chilometri dopo che l'autista aveva tentato inutilmente di rallentare accostandosi al guardail. Una velocità troppo elevata per poter evitare il salto nel vuoto. Le barriere presenti sul viadotto, ha chiarito ieri la società Autostrade, «sono state concepite per ammortizzare al meglio gli urti delle autovetture». Le protezioni laterali «non sono costruite come un muro rigido, ma con elementi collegati tra loro, appoggiati alla pavimentazione e fissati con perni che devono permettere lo sganciamento di qualche elemento» in caso di urti violenti. Costruite per resistere solo «entro certe angolazioni ed entro certi limiti di velocità» per evitare una rigidità «pericolosa per gli automobilisti» in caso di impatto. Verifiche da parte della Polstrada sono in corso anche sul sistema di ancoraggio dei new jersey al terreno. È stata affidata intanto a Carmen Sementa l'autopsia su Ciro Lametta, il conducente del pullman. Ma prima di eseguire l'esame sarà necessario effettuare trecento notifiche per avvisare gli indagati e i familiari delle vittime. ©RIPRODUZIONE RISERVATA