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di Ferruccio Fabrizio wNAPOLI Un'allegra comitiva, spesso in viaggio tra il santuario di Montevergine e quello di Pietrelcina caro a Padre Pio. Assieme avevano già deciso la prossima tappa, la Croazia. Per 38 di loro Monteforte è stato il tragico capolinea, mentre il gruppo, compatto e unito, rincorreva ore spensierate di ritorno dalle Terme di Telese. Tutti anziani, o quasi. Sotto la regia di Luciano Caiazzo, 40enne di Pozzuoli, organizzatore di tante trasferte e cugino di un consigliere comunale, talvolta si univa qualche bambino. Caiazzo lavorava in una salumeria ed era il punto di riferimento di quei tour. Ci ha perso la vita. Sull'ultimo autobus prenotato aveva trovato posto anche Annalisa, una dei dieci feriti, tutti in gravissime condizioni, tra cui 5 bambini ricoverati al Santobono di Napoli. In rianimazione Francesca, 3 anni, e Cristoforo, nessun parente è al loro capezzale. I genitori di Annalisa, le sono morti accanto. Sua sorella Ilaria, 26 anni, lo ha appreso su Facebook dove la notizia ha iniziato a circolare. Ilaria tra le lacrime racconta. «Tutti e due, sì tutti e due erano su quel bus e sono morti». Piange e stringe la mano di Valeria, sua cugina, 16 anni e anche lei su quel bus ha perso i genitori. Due famiglie, quelle di Ilaria e Valeria, con un conto terribile: 4 morti e quattro sopravvissuti. «Mia sorella Annalisa è in ospedale, mio cognato anche e perfino i miei nipotini. Ma sono vivi, loro sono vivi». Si tocca il piercing, prende coraggio: «Passavamo il tempo tra Twitter e Facebook, mio fratello ha saputo le prime notizie e così abbiamo iniziato a smanettare su internet. Mi è mancato il fiato, non poteva essere vero che la mia mamma e il mio papà erano morti. Erano felici di essere andati a quella gita». Il grosso della truppa veniva dai quartieri popolari di Pozzuoli, Monterusciello, Toiano e Licola. Ma si legge anche San Giorgio a Cremano, Casalnuovo, Ponza, Napoli, Avellino tra i luoghi di provenienza. Casalinghe, lavoratori, pensionati. Soprattutto nonni. «Gente semplice e unita», sottolinea don Luigi Merola che ben conosce la comunità di Monteruscello. Il più anziano, Salvatore Testa, era del 1925, 88 anni. La più giovane delle vittime appena 16. Si chiamava Silvana Del Giudice ed era nata a Napoli, ma abitava a Monterusciello, dove si terranno i funerali. In questa frazione di Pozzuoli un gruppo di partecipanti si raccoglieva attorno alla chiesa di San Paolo. Sei sette persone, tutti dell'area cosiddetta dei 600 alloggi. Tutti sull'autobus della morte. Anche la polizia municipale di Pozzuoli piange la sua vittima, il padre di un vigile. E in quel dirupo sono finiti anche gli zii del calciatore della Juve Stabia, squadra di Castellammare, Salvatore Bruno. Una coppia ha festeggiato l'anniversario di matrimonio, tutti hanno celebrato il clima sano della scampagnata. Biagio Vallefuoco e Vincenza Trincone, 52 e 49 anni erano in viaggio con la nipotina, Maria, 3 anni appena e ora ricoverata a Napoli con una frattura al femore e alcune ustioni. Biagio era un dipendente del provveditorato agli studi di Napoli, Vincenza casalinga. «Erano viaggiatori incantati», raccontano i loro concittadini. Ciro Lametta, l'autista, lavorava per un bus operator gestito da un parente, la Alam Viaggi, con sede a Napoli. Aveva 44 anni. Pare abbia fatto di tutto per evitare la tragedia. In serata le ultime bare a lasciare Monteforte sono quelle dei genitori di Ilaria. «Fate in modo che i miei genitori se ne vadano insieme come insieme hanno sempre vissuto», ha detto con voce calma e sommessa la ragazza di 26 anni. Poco più in là, nella scuola Aurigemma del comune irpino, i volontari della Croce Rossa hanno allestito una piccola Spoon River. Borse, valige e anche un passeggino per ricordare un viaggio spezzato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA