«Il mio nuovo giallo è un'avventura inglese con nostalgie pavesi»
PAVIA S'intitola "Il mistero di Tonbridge. Un'avventura inglese dell'avvocato Prati" (Robin ed.) il nuovo romanzo del pavese Mauro Sangiorgi, avvocato civilista da anni dedito alla scrittura ma approdato al genere giallo solo l'anno scorso con il libro d'esordio "Non è una città per avvocati". Nemmeno questa volta, incapace di cullarsi sugli allori e incurante dei benefici effetti anche di natura economica, derivatigli dal primo caso risolto con successo, l'avvocato Marcello Prati riesce a evitare di cacciarsi nei guai. Annoiato dall'attività di studio che vive con disincanto e amarezza, si lancia infatti nella sua seconda avventura con la novità di una trasferta nel Kent, nella cittadina di Tonbridge, dove una sua vecchia amica da tempo residente in Inghilterra lo chiama per conferirgli uno strano mandato: ritrovare il marito, misteriosamente scomparso, senza un'apparente ragione, di ritorno da una partita di calcetto. Avvocato Sangiorgi, Pavia che ruolo ha Pavia in questo suo secondo giallo? «E' una costante, anche se questa volta è solo il punto di partenza dell'avventura dell'avvocato Prati che ha sempre, come il sottoscritto, lo studio in piazza del Carmine. All'inizio del libro si fa un breve cenno alla storia precedente, dove Pavia era sfondo dell'intero racconto, ma poi le indagini sconfinano da Tonbridge, nel Kent, fino a Londra, per ritornare a concentrarsi nella piccola cittadina inglese di provincia». Prati però ritorna a Pavia? «In questo libro per lo più con la mente, come quando, in un momento di nostalgia, ascolta una canzone dei Fio dla Nebia, altra costante nei miei libri, visto che un richiamo al gruppo lo faccio sempre. Max Bernuzzi, uno dei componenti, è un mio collega e inserire i Fio dla Nebia nel racconto fa parte del mio omaggio alla città e alle persone che mi circondano». Qualche novità? «Il filone sentimentale, per movimentare un po' le cose. Anche in questa occasione la ricerca della verità si rivelerà piuttosto difficoltosa e Marcello Prati verrà aiutato da una ragazza dall'intelligenza vivace, un antico amore pavese ricomparso improvvisamente». Come mai ha scelto il Kent? «Scrivo per divertimento e ho pensato che ambientare una nuova storia a Pavia mi avrebbe annoiato. Così ho utilizzato lo stesso protagonista e l'ho portato in Kent. E' un luogo che conosco bene, ideale perché richiama Agatha Christie e l'ispettore Barnaby. La realtà è fatti e luoghi sono un pretesto per far ragionare il mio personaggio su temi a me cari: il lavoro, l'evolversi della professione, le difficoltà che ci sono a Pavia e le riflessioni di un uomo tra i 40 i 50 anni». A quando il prossimo libro? «Ho già iniziato a scriverlo e spero di finirlo durante l'estate. Mi piacerebbe farlo uscire a maggio, come i due precedenti». (m.pizz.)