No Tav, spunta l'accusa di terrorismo
ROMA Attentato per finalità terroristiche o di eversione. È il reato contestato per la prima volta a 12 No Tav. Con quest'accusa dei pm della procura di Torino, Antonio Rinaudo e Andrea Paladino, all'alba di ieri sono stati consegnati gli avvisi di garanzia e sono scattate anche le perquisizioni. Il blitz della Digos, oltre che le case degli indagati in Val di Susa e a Torino, ha riguardato anche l'osteria La credenza, storico locale di Bussoleno che i magistrati nel decreto di perquisizione definiscono «punto di riferimento valligiano per il centro sociale Askatasuna e sede del Kgn, l'organizzazione giovanile del Comitato di lotta popolare di Bussoleno». Accusati anche di porto d'armi da guerra, i dodici attivisti (tra cui Rubina Affronte, Dana Lauriola, Luca Anselmo, Luigi Casel) sono indagati per l'assalto al cantiere Tav di Chiomonte dello scorso 10 luglio, quando gli scontri con i poliziotti degenerarono al punto da costringere questi ultimi a uscire dalle reti del cantiere esponendosi così al lancio di bombe carta, pietre e petardi. È dal giorno dopo quest'attacco che i pm hanno iniziato a ipotizzare il reato 280 del codice penale, punito da 6 a 20 anni di reclusione. «Sconvolta» per la decisione della procura il sindaco di Bussoleno, Anna Allasio, che contesta: «Si paragonano al terrorismo azioni di dissenso che finora non hanno procurato alcun danno». «Accuse folli», fa eco il movimento No Tav per il quale si vuole «piegare una lotta popolare, partecipata e pacifica, su piani mediatici e militari in cui il terrore e il terrorismo vengono usati per far paura all'opinione pubblica e portare peso e senso in un'opera che senso e peso politico ne perde ogni giorno di più». Una contestazione «pesante ma prevedibile» secondo Dana Lauriola, del centro sociale Askatasuna, che aggiunge: «La procura vorrebbe che fosse questa la lente con cui guardare il movimento in Valle, ma noi sappiamo che non è così. La mobilitazione popolare va avanti da 20 anni e ha come obiettivo la lotta contro l'alta velocità, la sospensione di un progetto dannoso e dello spreco di denaro pubblico». Ma una fonte della procura di Torino rivela perché i pm sono arrivati a contestare il reato 280. «Negli attacchi al cantiere degli ultimi mesi c'è stato un salto di qualità, da qui la necessità di descriverlo sul piano giuridico» spiega la fonte. Intanto per questa sera il fronte No Tav ha organizzato, a Bussoleno, un presidio di solidarietà con gli indagati. (a.d'a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA