Case galleggianti e spiagge Estate affollata sul Ticino
di Marianna Bruschi wPAVIA Mentre il pavimento galleggiante si muove lento si sentono le voci dei bambini, si immaginano gli schizzi d'acqua della piscina alla Becca. Quella dietro il barcone che oggi è un bar e che una piena del Ticino aveva scagliato da una riva all'altra. Da un lato le voci dei bambini, dall'altro il silenzio del fiume. E' così al ponte della Becca dove sulle case galleggianti l'estate scorre piano. Durante la settimana regna la pace. Ma il weekend è tutta un'altra storia. Pavia come Riccione, ma senza lettini e acqua salata. A ridosso del ponte Coperto c'è chi in barcé si allontana alzando la testa per guardare chi dall'alto scatta una foto ricordo. Due motoscafi portano una famiglia con bambini in gita. E' l'estate di chi non lascia la città. La gente del fiume è però popolo raro. Antonio Sardano ha fatto di Pavia la sua città d'adozione, da trent'anni ha lasciato la Puglia e da dieci il Ticino lo guarda da una casa galleggiante. Accanto a lui Gianni pranza con il pesce pescato nel fiume, quel fiume che un'ordinanza definisce pericoloso con il divieto di balneazione. Antonio coltiva i pomodori sull'acqua, porta Rocky in spiaggia, in canoa in barca. Le pareti della sua casa sono piene di fotografie. Quelle ricavate dall'archivio Chiolini mostrano l'idroscalo ancora in piena attività. Il fiume è cambiato. La confluenza del Po si è spostata e non è più a un passo dal Ponte della Becca. Anche le spiagge sono diverse, le correnti cambiano da un giorno all'altro. Il tratto dal ponte Coperto di Pavia alla Becca è scandito da diverse abitazioni galleggianti, alcune ormai distrutte. C'è il punto d'attracco di Travacò, l'imbarcadero all'altezza di San Leonardo. La spiaggia di Mezzanino nel fine settimana è frequentata dai nudisti. «Ed è sempre piena», spiega Antonio che tutti chiamano Toni. Arriva gente da Milano, Bergamo. Ci sono spiagge che si raggiungono via terra. «E sono le più frequentate – aggiunge – Qualche anno fa non era così, ma adesso c'è la crisi e chi non si può permettere una giornata al mare o in piscina scopre il fiume». Anche se, racconta, i pavesi il Ticino lo frequentano poco. Ci sono più milanesi. I nuovi pavesi stanno imparando. Fino a qualche anno fa era impossibile immaginare affollate alcune spiaggette. Oggi si fanno i conti e il fiume non costa nulla. «Però è pericoloso per chi non lo conosce», sottolinea Toni. Domenica scorsa tre bambine hanno rischiato di annegare a Carbonara, al Vigile. E' sempre questione di pochi secondi: si scivola sulle pietre, ci si sposta troppo dalla riva, non si riesce a battere la forza della corrente. E ogni estate si ripetono incidenti come questo. E' un fiume che affascina e che può fare paura, un fiume che bisogna studiare. Un fiume che la crisi ha deciso di rendere balneabile. GUARDA LA FOTOGALLERY E IL VIDEO www.laprovinciapavese.it