IL PONTEFICE CHE VUOLE RISCHIARE

di FERDINANDO CAMON Troppa folla intorno al Papa, troppa pressione, troppa vicinanza: era quello che il Papa voleva, stare a contatto con la gente, ma in Brasile il contatto diventa una morsa. La polizia è spaventata. È interviene a più riprese con le maniere forti: si vedono spallate contro i fedeli che stringono, qualcuno dice anche pugni e sberle. Qualche agenzia parla di "estremo pericolo". Il Papa tiene (paternamente, ma incautamente) i finestrini aperti, e sta dentro una Fiat utilitaria, modello Idea, un'auto non blindata, dalla carrozzeria così fragile che si può storcere con un dito, può essere aggredito, trascinato, urtato. È generoso. È fraterno. Ma rischia. È questo non se lo può permettere. Perché è un uomo ma è anche un simbolo. È la Chiesa, e lo Stato-Brasile non può correre il rischio che la Chiesa subisca una ferita. Si calcola che le persone intorno al Papa superino il milione. I tg di tutto il mondo dicono che a migliaia riescono a infilare le mani nell'abitacolo e "toccare" il Papa. Non dovrebbe accadere. Che cosa vuole, questo milione di persone che accorrono caotiche e in tumulto, cosa vogliono queste migliaia che toccano una mano, un braccio, una manica del capo della Cristianità? Vogliono salutare? Ringraziare? Pregare? Protestare? Quando una domanda ha tante risposte, un buon principio consiglia di non scartarne nessuna. E dunque questa folla immensa vuole salutare il simbolo di una fede che fa la loro civiltà, ringraziarlo perché è venuto a trovarli, pregare con lui come non hanno mai fatto e vorrebbero sempre fare, protestare perché il loro Stato non fa abbastanza per loro. Qualche giornale dice: perché per queste visite il loro Stato spende 30-40 milioni di dollari. La venuta del Papa è un evento che dà visibilità, tutti vogliono approfittarne, buoni e cattivi, fedeli e contestatori, democratici e vandali. Il Papa rappresenta il fondatore del Cristianesimo che in simili occasioni, a chi l'aspettava lungo la via tendendo la mano, si opponeva con un rifiuto: "Noli me tangere", non toccarmi. Questo Papa rompe la tradizione, vuole esser toccato. E preferisce incontrare prima la gente e poi le autorità. C'è qualcosa di francescano in questo, di cristiano in senso originario. Non in senso moderno. Non in senso curiale e vaticanesco. Le visite del Papa agli Stati stranieri non sono mai state così. Ma d'ora in poi non potranno essere che così. A chi va incontro il Papa? Ai cristiani. E dunque le autorità vengono dopo. È ancora giovane, questo Papa, ha energia fisica, lucidità di cervello, chiarezza di progetto: atti rivoluzionari come questo farà in tempo a farne parecchi. Alla fine, il Papato sarà un'altra cosa. Irreversibile. È venuto in Brasile per la Giornata Mondiale della Gioventù, e lancia subito il proclama: le società tardo-capitaliste dell'Occidente, il che vuol dire Europa e America, han deciso di salvarsi sacrificando due categorie, i giovani e i vecchi. I primi costano troppo, i secondi non rendono niente. Perciò niente lavoro ai primi, e niente Sanità ai secondi. I primi, privati del lavoro, vivono una vita senza senso (parole del Papa), i secondi muoiono in anticipo. Noi stiamo attraversando un'epoca in cui il senso dell'uomo sta nel guadagnare e per guadagnare bisogna lavorare: il giovane che non ha lavoro non ha senso. Il Papa rivendica la pienezza dei diritti dei giovani, e della dignità dei vecchi. Ogni uomo è un tutto, e vale tutto. Quello di Francesco è un messaggio urtante contro molte direzioni, il capitalismo, il materialismo, e non c'è da stupirsi se han trovato e disinnescato una bomba, nel luogo dove dovrebbe recarsi oggi, e non hanno ancora capito chi l'ha messa. Per fortuna l'hanno scoperta. Ma le masse premono minacciose, tutti da lui vogliono tutto, lui non si nega a nessuno, rifiuta la più elementare sicurezza, parla senza peli sulla lingua, rivoluziona il Cristianesimo al centro (Vaticano) e alla periferia, reimposta il sistema economico e bancario della Chiesa, corre pericoli dappertutto, qui in Brasile appare una bomba...: non è che questo Papa rischia troppo? fercamon@alice.it