Giudice gli affida i figli, un altro lo condanna per le botte
PAVIA La Cassazione ha reso definitiva la sua condanna a 10 mesi per l'accusa di maltrattamenti nei confronti dell'ex moglie e dei suoi figli. Ma Alessio Inguanta, un 38enne di Roncaro che ha ottenuto pochi giorni fa la possibilità di scontare la pena con l'affidamento in prova ai Servizi sociali, non si vuole arrendere. «Protesterò davanti al tribunale di Pavia, per questa condanna – spiega l'uomo, che è anche presidente dell'associazione Genitori negati, che sostiene le famiglie nelle pratiche di affidamento, gestione e tutela dei figli minori –. Soprattutto voglio chiedere ai magistrati perché un tribunale mi condanna e un altro invece ha deciso di affidarmi i bambini. E' una contraddizione che rischia, peraltro, di danneggiare ulteriormente i miei figli». I tre bambini, due anni fa, erano stati infatti tolti a entrambi i genitori dal tribunale dei Minori, che li aveva poi riassegnati al padre. «Hanno trascorso 159 giorni in un centro per minori, senza l'affetto dei genitori – dice Inguanta – Un'esperienza traumatica, che alla fine si è per fortuna risolta, ma per la quale avevo presentato diverse denunce, di cui non ho saputo più nulla. Ora mi arriva il decreto definitivo della condanna e per i miei figli è un altro colpo. Ho ottenuto l'affidamento in prova, ma ho dei vincoli che non permettono di seguire bene i miei figli. Posso uscire solo per lavoro dalle 6 del mattino alle 11 di sera, ma non posso uscire mai dai confini della Lombardia. Anche questo è un controsenso, visto che lavoro per una ditta di trasporti, per mantenere me e la mia famiglia». La condanna, nata dalla denuncia della ex moglie, non consente tuttavia nessun tipo di appello. «Accetto il verdetto anche se sono innocente – dice Inguanta –. Ma allo stesso tempo ho bisogno di capire perché due tribunali hanno giudicato diversamente la mia capacità di essere un buon padre». (m. fio.)