Rivanazzano, Gabel salva ma pesanti tagli a personale
RIVANAZZANO TERME Lo stabilimento Gabel di Rivanazzano non chiude, ma dismette due dei tre rami di produzione (tintoria e tappetini da bagno), mantenendo il solo confezionamento: il piano di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale, al centro dell'intesa appena raggiunta con sindacati e rsu, prevede la progressiva, drastica riduzione dei livelli occupazionali, con i dipendenti che dovrebbero passare dagli attuali 55 (una quarantina le donne) a 17 (12 addetti alla produzione, 5 al negozio per la vendita diretta al dettaglio). «Rispetto alla chiusura di Rivanazzano, annunciata dal gruppo Gabel all'avvio della trattativa – sottolinea Gianni Ardemagni, segretario provinciale Femca Cisl – l'accordo non solo scongiura questa scelta, ma getta le basi perchè si possano recuperare, attraverso una migliore presenza sul mercato, commesse produttive che in prospettiva rafforzino l'occupazione nello stabilimento oltrepadano». Soluzione dolorosa, dunque, ma necessaria per salvare la fabbrica. Dal 26 agosto scatteranno tre anni di cassa integrazione straordinaria (uno per lo stato di crisi, gli altri due per la riorganizzazione interna): questo periodo, secondo gli auspici, servirà non solo a ridurre in modo graduale gli organici (per i primi 12 mesi anche attraverso le dimissioni volontarie), limitando l'impatto sociale dei tagli, ma anche a porre le premesse di una ripresa che al tirar delle somme, potrebbe smussare il numero degli esuberi. Gabel, che al 98% lavora per il mercato italiano, paga la crisi e la concorrenza estera sempre più agguerrita. (r.lo.)