No-Tav, nuova guerriglia Alfano: non ci fermeranno

ROMA Notte di guerriglia in Val di Susa. Il bilancio è pesante. Decine i feriti sia tra gli uomini delle forze dell'ordine che tra i manifestanti, sette persone arrestate tra cui il figlio di un giudice di Asti. Un incendio è divampato sull'autostrada Torino-Bardonecchia, mentre per ore è andata avanti una battaglia tra lanci di bombe carta e lacrimogeni. Annunciata la linea della «tolleranza zero» da parte del governo. «La risposta delle istituzioni all'attacco della notte scorsa contro la Tav sarà decisa e ferma» ha affermato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi. Posizione ribadita dal responsabile degli Interni Angelino Alfano: «Lo Stato non si ferma davanti alla guerriglia. I lavori al cantiere di Chiomonte vanno avanti». La manifestazione di venerdì notte, per la verità, era stata annunciata sui siti utilizzati dagli antagonisti, ma diversa è stata questa volta la strategia. In quattrocento si sono dati appuntamento attraverso il tam-tam lanciato sulla rete alle 21 a Gaglione, una zona da cui partono i sentieri per i boschi che circondano il cantiere della Tav. Sono arrivati oltre che dai paesi della Val Susa, da Torino, Roma, Padova, Rovereto, ma anche dalla Francia per «dare una segnale» hanno scritto su internet alcuni, «con convinzione» hanno ribadito altri. Ad aspettarli c'erano centinaia di forze dell'ordine. Poliziotti, carabinieri e finanzieri e militari dell'esercito piazzati sia all'interno che all'esterno delle reti che circondano il cantiere della Tav. La tattica che era stata stabilita dai manifestanti era di «disperdere la polizia», ossia di sorprendere le forze dell'ordine da più fronti. E così è stato. In duecento, indossando cappucci, caschi da moto e maschere antigas da Gaglione si sono divisi in più frange, percorrendo al buio ognuno una via diversa attraverso i boschi. Hanno attaccato il cantiere più o meno nello stesso momento entrando in almeno la metà dei suoi 13 varchi. Ed è stata guerriglia. Dalla galleria autostradale lungo la Torino-Bardonecchia persone incappucciate hanno iniziato a tirare sassi contro i carabinieri, mentre un altro gruppo che si è ritrovato lungo le strade che corrono accanto ad entrambe le carreggiate hanno bruciato copertoni. Il fumo intenso ha invaso l'autostrada che è stata chiusa per diverse ore. Ieri, come già accaduto dopo gli altri attacchi, forze dell'ordine e manifestanti hanno dato due versioni diverse di quanto accaduto. «Abbiamo avuto 63 feriti e diversi contusi. Non sono andati in ospedale per paura di essere denunciati» hanno sostenuto gli attivisti del movimento No-Tav che hanno organizzato ieri una conferenza stampa in Val di Susa. «Gli aggrediti siamo stati noi e non ci faremo intimorire. Lotteremo fino alla fine». Un'attivista pisana di 33 anni, Marta Camposana, denunciata per resistenza, ha lanciato accuse contro le forze dell'ordine. «Ho ricevuto una manganellata in faccia, mi hanno toccata nelle parti intime e mi hanno insultata trascinandomi a terra. Ci hanno chiusi con due cariche e bersagliati con una pioggia di lacrimogeni». Quindici invece i feriti tra le forze di polizia. Ma la tensione nella Valle piemontese non è spenta. Oggi alle 14,30 un gruppo di amministratori valsusini marceranno fino alla zona rossa attorno al cantiere della Maddalena di Chiomonte. Un'area diventata terra di nessuno, attraversata da strade che da mesi sono vietate al passaggio delle auto con gli abitanti costretti a percorrere decine di chilometri per spostarsi da un paese all'altro. In Val di Susa si vive anche così.(f.cup.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA