Caldo in chirurgia Medicine al freddo

PAVIA Si boccheggia nei vialetti del policlinico San Matteo e nelle sale d'aspetto in cui si combatte il caldo con un sapiente sistema di finestre aperte, correnti, veneziane abbassate e ventilatori. Lì, nelle cliniche, l'aria condizionata non arriva in corridoi e salottini, spesso nemmeno negli uffici dei medici. Condizionatori appesi alle finestre delle stanze per i pazienti, ma funzionano. «Anche troppo _ spiega un infermiere _ agli infettivi tropicali c'è il problema opposto, con aria condizionata al massimo che non si può regolare e malati che si lamentano per il freddo». E fuori da Clinica medica un paziente in pigiama con le maniche lunghe dice: «Ieri notte ho chiesto un copriletto, l'aria condizionata a 26 gradi è troppo». Problema opposto a Cardiologia dove la scorsa settimana si era guastato un condizionatore in una stanza, riparato dopo due giorni a patire 30 gradi, con il solo ventilatore. «Quello che non manca, qui, è la buona volontà del personale, che fa di tutto per venirti incontro _ dice un paziente fuori da nefrologia _ ma è la struttura ad essere cadente». Si aspetta il nuovo Dea, l'anno scorso la direzione sanitaria, visti i ritardi nel trasloco, aveva ripreso la manutenzione ordinaria e straordinaria, mettendo l'aria condizionata anche dove mancava. In Chirurgia generale due finestre aperte per fare corrente nei corridoi, ma nelle stanze molti pazienti hanno le lenzuola addosso. Fa più caldo in Chirurgia 1, porta aperta anche fuori dall'orario di visita per far circolare l'aria. Nelle palazzine più recenti, come quella dei reparti speciali, il fresco si sente invece sino dall'androne: aria condizionata al pian terreno, poi sale d'attesa calde con le finestre aperte, aria tutto sommato che si muove e concede una tregua dall'afa. Ma nelle stanze si sta bene, dicono i parenti dei pazienti che si sventagliano mangiando un panino sulle poltrocine di fronte all'ascensore prima di rientrare in reparto dai loro cari.(a.gh.)