Emendamento salva-sindaci, è polemica

Seppur a scoppio ritardato scoppia la polemica per l'approvazione della norma che salva lo scranno dei deputati-sindaci, inserita dalle commissioni Bilancio e Affari costituzionali nel dl Fare due giorni fa. Una norma frutto di un emendamento «tripartisan», firmato cioè da esponenti di Pdl, Pd e Sel, ora disconosciuto anche da altri parlamentari degli stessi partiti ma di correnti diverse dai proponenti. Ora c'è da vedere se il comma reggerà la prova dell'Aula. Martedì le Commissioni hanno approvato un emendamento in cui veniva abolita l'incompatibilità tra la carica di deputato e quella di sindaco dei comuni con più di 5.000 abitanti, fino alle prossime amministrative: in pratica fino al 2015. A trarne beneficio una ventina di parlamentari, per lo più sindaci di comuni medi, il più famoso dei quali è Vincenzo De Luca, primo sindaco di Salerno e viceministro. L'emendamento firmato per il Pdl dallo scajoliano Ignazio Abrignani, per il Pd dal bersaniano Nico Stumpo e per Sel da Martina Nardi, non è piaciuto dunque non solo ad altri esponenti del Pdl, ma anche in casa Pd. I deputati renziani hanno anche loro annunciato il «niet» in aula, e dopo che anche Scelta civica, che non lo ha firmato, ne prende le distanze, anche il capogruppo di Sel Gennaro Migliore ha annunciato il ritiro della firma del suo gruppo e il voto contrario lunedì in Aula. I due gruppi maggiori, Pd e Pdl, dovranno ora valutare l'opportunità di continuare a sostenere una norma bollata come «ad castam» da Riccardo Fraccaro del M5S.