Ligresti, dopo gli arresti iniziano gli interrogatori

ROMA «Oggi Salvatore Ligresti è un uomo molto provato. Non tanto per l'indagine della procura di Torino: non è la prima volta che viene interessato da un'inchiesta, non si è mai sottratto ai processi e nutre un profondo rispetto per l'autorità giudiziaria. La sua è la preoccupazione di un padre per i propri figli». L'avvocato Gianluigi Tizzoni riassume così lo stato d'animo dell'ingegnere che dall'altro ieri per il caso Fonsai, si trova ai domiciliari nella sua casa di Milano con «il divieto di comunicare con persone diverse da quelle conviventi, da eventuali dipendenti nella gestione dell'abitazione, dal difensore». Con i figli, dei quali proclama l'innocenza, Ligresti divide le accuse di false comunicazioni sociali e di manipolazione del mercato. Magistrati e Guardia di finanza dicono che, grazie a un trucco di bilancio (la sottovalutazione della «riserva sinistri») messo a punto da manager compiacenti e consapevoli di commettere un reato, avevano trasformato Fonsai nel salvadanaio della holding di famiglia, la Premafin, prelevando 253 milioni di euro in pochi anni. Jonella è in carcere a Cagliari, Giulia Maria a Vercelli, e oggi compariranno davanti a un giudice del tribunale del posto per l'interrogatorio di garanzia. All'appello manca Paolo. È inseguito da un ordine di custodia (nel suo caso si tratta del Mae, il mandato di arresto europeo), che potrebbe non essere mai eseguito: oltre a trovarsi in Svizzera, Ligresti junior è, da sole tre settimane, un cittadino in piena regola della Confederazione elvetica, cosa che lo protegge dalla cattura immediata. E mentre il titolo galoppa in borsa (+2,93 Fonsai, +2,15 Milano Assicurazioni) a Torino l'indagine procede. Il pm Marco Gianoglio ha interrogato uno degli indagati a piede libero, Piergiorgio Bedoni, responsabile del bilancio 2010 di Fonsai, secretando il verbale. La prossima settimana convocherà gli altri, Ligresti compresi. Sono molti i punti che l'inchiesta sta mettendo a fuoco: le irregolarità nel bilancio Fonsai, le operazioni immobiliari suicide per le casse della compagnia ma assai proficue per la famiglia, i tentativi dei manager di informarsi sugli sviluppi dell'inchiesta torinese, la lentezza con cui l'Isvap attivò gli accertamenti (l'ex numero uno dell'istituto di vigilanza, Giancarlo Giannini, è indagato nel procedimento parallelo in corso alla procura di Milano). Gli inquirenti stanno meditando se procedere al sequestro di una grossa fetta del patrimonio della famiglia Ligresti. Ma i risparmiatori potenzialmente danneggiati, che secondo le stime degli inquirenti sono 12mila, per avere soddisfazione dovranno aspettare l'eventuale richiesta di rinvio a giudizio e costituirsi parte civile. Dal mondo politico "punge" Fabrizio Cicchitto (Pdl), secondo il quale «l'arresto di un'intera famiglia suscita molti dubbi», e che ipotizza un «atteggiamento punitivo verso i Ligresti derivante da ragioni storiche». Il deputato Sergio Boccadutri, di Sel, attacca invece «quel consigliere della Banca d'Italia che, da preside della facoltà di economia di Torino, esaltava la superba capacità imprenditoriale di Jonella Ligresti».