A 20 anni una vita da incubo «Perse il figlio per le botte»

VIGEVANO Le ha provocato un aborto, all'ottavo mese di gravidanza, picchiandola e frustandola con un cavo elettrico. Lui è Abdel Azim Younes Ahmed Sherif, egiziano di 27 anni, al momento detenuto, lei, la vittima nonché fidanzata, è una rumena di 20 anni. I due vivevano insieme, in un appartamento nel centro storico di Vigevano. L'ultimo episodio risale al 18 aprile 2012, ma i maltrattamenti, come dichiarato dai carabinieri nell'udienza che si è tenuta giovedì in tribunale, sono stati numerosi, uno persino la notte di Natale. «La ragazza – ha detto un militare – si è presentata più volte al pronto soccorso dell'ospedale di Vigevano. Si è però allontanata spontaneamente, dicendo che voleva tornare a casa da Sherif, perché aveva paura che, se si fosse fermata in ospedale, lui avrebbe trovato un'altra donna. Non solo: diceva che poteva sopportare quel dolore e che, nonostante le botte continue, lui era stato l'unico a starle sempre vicino da quando è venuta in Italia». Paura, dipendenza: difficile capire. Persino poche ore dopo aver perso il figlio, tra crisi di pianto e momenti di lucidità, la giovane non ha voluto firmare il verbale della sua deposizione; per questo, Stefano Scati, presidente del collegio giudicante, ne ha richiesto la disposizione per la prossima udienza fissata per giovedì 18 luglio. Resta comunque il fatto che se la mamma, forse, riusciva a sopportare tutte quelle percosse, lo stesso non ha potuto fare il feto nel suo grembo. «Dal referto dell'autopsia – ha dichiarato il dottor Marco Ballardini, medico legale di Pavia – è emerso che la morte del piccolo è compatibile con un fatto contusivo. C'è stato un distacco della placenta, ed altri fattori di tipo emorragico che hanno provocato sofferenza al feto, provocandone il decesso. La mamma si è presentata in ospedale, il 18 aprile, dicendo che dalle 16 non sentiva più il piccolo muoversi nella sua pancia. Fatto un controllo, i medici hanno riscontrato che il feto era morto. Non ci sono sofferenze o patologie pregresse in capo alla donna o al bambino, elementi questi che avrebbero potuto supportare un'ipotesi di morte naturale del feto». Selvaggia Bovani