Ablyazov, atteso il dossier La Farnesina si tira fuori
di Maria Rosa Tomasello wROMA Quale corto circuito tra il Viminale e il ministero degli Esteri ha trascinato il governo italiano nel buco nero del caso Ablyazov? «Esistono punti oscuri su cui bisogna far luce, perché rischiano di appannare la credibilità dell'Italia - ammette il ministro della Pubblica amministrazione Gianpiero D'Alia - prima di trarre giudizi aspettiamo gli esiti dell'inchiesta del prefetto Pansa». Il dossier del capo della Polizia è atteso tra domani e mercoledì, mentre il ministro dell'Interno Angelino Alfano potrebbe riferire giovedì alle Camere. Ma l'espulsione di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente Mukhtar Ablyazov, avvenuta su ripetute pressioni dall'ambasciatore del Kazakistan, è già uno scandalo internazionale che rischia di trascinare con sé il governo fragile della grande coalizione. Dall'estero la storia torna indietro come un boomerang, con il memoriale pubblicato ieri dal Financial Times. Una drammatica ricostruzione in cui Alma Shalabayeva descrive nei dettagli il blitz della polizia italiana nella sua casa di Casal Palocco, a Roma, nella notte tra il 28 e il 29 maggio, e sostiene di avere spiegato con chiarezza chi fosse dopo «quindici ore all'ufficio immigrazione», senza bere né mangiare: disse che era la moglie del leader dell'opposizione kazaka, «e come Nazarbayev elimina i leader della dissidenza: ero seduta davanti a chi pensavo fosse il capo dell'ufficio immigrazione. C'erano 12 persone. Tutti ascoltarono attenti». È l'atto finale dell'irruzione nella villa, dove secondo i kazaki avrebbe dovuto trovarsi Ablyazov, definito dall'ambasciatore Andrian Yelemessov «un criminale»: «Continuavano a gridare in italiano, non capivo. L'unica cosa che ho potuto distinguere fu "puttana russa". Non avevano segni da cui si potesse capire che erano poliziotti. Avevo una sola sensazione: erano venuti a ucciderci». Ieri la questura di Roma ha smentito che la signora «abbia subito alcun tipo di maltrattamento», ma secondo la donna, durante il blitz il cognato Bolat fu picchiato. Due giorni dopo la donna e la sua bimba di sei anni vengono espulse. Il ministro degli Esteri Emma Bonino conferma di avere informato Alfano il 2 giugno, durante la Festa della Repubblica, dopo esserne venuta a conoscenza dagli avvocati della donna il 31 maggio: «Da allora non mi sono occupata d'altro. Dimettermi? Non sarebbe servito. Qualcuno dovrà pagare, dire all'opinione pubblica: "sono stato io"». Mentre infuriano le polemiche, con il Pdl che fa muro a difesa di Alfano e il M5S e Sel annunciano la mozione di sfiducia, la Farnesina prende le distanze e ribadisce di non avere «competenza in materia di espulsione di stranieri, né accesso ai dati» di persone che abbiano ricevuto lo status di rifugiato in Paesi terzi. «La sola prerogativa è verificare l'eventuale presenza nella lista di agenti diplomatici accreditati in Italia». Ma in questo caso, com'è prassi, nel fax arrivato dalla questura «nessuna indicazionefu fornita circa i motivi della richiesta di informazioni sull'eventuale status diplomatico della signora». Ma chi sapeva allora ? Secondo le ricostruzioni di queste ore, a ricevere l'ambasciatore Yelemessov il 28 maggio sarebbe stato il capo di gabinetto del Viminale Giuseppe Procaccini, che avrebbe chiesto anche la presenza del capo della segreteria della Pubblica sicurezza, Alessandro Valeri. Perché? Ne fu informato il ministro, che pare avesse chiesto a Procaccini di occuparsi dei due diplomatici? Da quel momento, comunque, parte l'organizzazione del blitz. A seguire da vicino la vicenda di Alma Shalabayeva è ora l'ambasciatore ad Astana Alberto Pieri, che nei giorni scorsi ha incontrato la signora e che ha chiesto al Kazakistan il rispetto dei diritti della donna: «Occorre una moral suasion, una sensibilizzazione delle autorità kazake, con cui sono in costante contatto» dice, mentre l'avvocato Riccardo Olivo ribadisce. «Non è legittima la consegna di una persona non oggetto di mandato e, per di più, esposta a rischi evidenti in caso di rimpatrio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA