Parla Snowden: «Voglio restare in Russia»

NEW YORK Edward Snowden emerge dal luogo dove è nascosto da tre settimane e per la prima volta da quando è esploso lo scandalo del Datagate l'ex tecnico del Nsa parla, fa sentire la sua voce e si fa fotografare. Non esattamente una conferenza stampa quella che è avvenuta ieri nell'area di transito dell'aeroporto internazionale di Mosca ma un incontro con vari funzionari sia del governo russo che di organizzazioni umanitarie come Human Rights Watch. «Sto pagando cara la decisione morale di rivelare al pubblico lo spionaggio che ci riguarda tutti ma è stata la cosa giusta da fare e non ho rimpianti», ha affermato il trentenne ex agente della Cia leggendo un comunicato che era stato cautamente preparato con l'aiuto di Wikileaks. «Non l'ho fatto per arricchirmi e non è stato un tentativo di vendere segreti Usa», ha proseguito il ragazzo respingendo le accuse di avere aiutato paesi nemici degli Stati Uniti. Nella sua prima apparizione pubblica Snowden - che dal 23 giugno è all'aeroporto Sheremetyevo impossibilitato a spostarsi poichè gli Usa hanno revocato il suo passaporto - ha fatto sapere di avere chiesto al governo di Mosca di garantirgli asilo temporaneo mentre viene messo a punto un piano per arrivare sano e salvo nel paese che gli concederà asilo umanitario permanente. Quasi certamente sarà il Venezuela ma il problema - espresso anche dal presidente Nicolas Maduro - è come far giungere Snowden a Caracas senza l'interferenza di altri governi sui quali gli Usa stanno facendo pressioni. Ma subito e senza mezzi termini il Dipartimento di Stato ha di fatto intimato alla Russia di non concedere asilo alla "talpa". In questo caso, hanno fatto sapere, «nascerebbero problemi» nelle relazioni tra Washington e Mosca(a.v.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA