Punta Est, i cinque imputati ottengono rinvio del processo

PAVIA Ieri mattina era previsto l'avvio del processo sul caso Punta Est, le residenze del Vallone destinate a servizi universitari ma vendute a privati. Ma l'udienza davanti al giudice Cesare Beretta è stata rinviata al 14 novembre. A chiedere lo slittamento sono stati gli avvocati delle difese, che vogliono avere il tempo di valutare l'eventuale ricorso a riti alternativi. A giudizio, per l'accusa di abuso edilizio, che è solo un primo fronte di contestazioni, ci sono cinque persone: gli imprenditori Eleonora e Dario Maestri (difesi dagli avvocati Agostino Goglino di Alessandria e Giorgio Germani di Pavia), la prima rappresentante legale della ditta Punta Est e il secondo amministratore di fatto della società e legale rappresentante della ditta Cortazza Srl; Marco Maria Bianchi, di Albuzzano, architetto e progettista dei lavori (è difeso dall'avvocato Alexia Cellerino di Alessandria); e infine Ciro Manna, di Zinasco, e Altin Prenga, di Garlasco (difesi da Barbara Bertoni), entrambi componenti del consiglio di amministrazione della società Ct Immobiliare, che ha realizzato le residenze. Il rinvio era atteso, visto che è in corso questa settimana lo sciopero degli avvocati penalisti, ma lo slittamento del processo è arrivato per un motivo diverso dall'astensione, visto che è stato chiesto proprio dai legali. Perché? Cosa potrebbe accadere da qui a novembre da cambiare le carte in tavola del processo? La risposta sta nell'approvazione del pgt, il piano di governo del territorio, prevista prima della fine del mese. La società Punta Est ha presentato alcune osservazioni al pgt agli uffici tecnici, in cui si chiede il cambio di destinazione d'uso dei terreni su cui sono state realizzate le residenze. Gli uffici tecnici hanno già presentato, sulle osservazioni (che riguardano anche Cascina Spelta) un parere negativo. Ora è atteso il passaggio in Consiglio comunale, a cui spetta l'ultima parola. Le difese restano in attesa proprio di questi sviluppi. Resta il fatto che, anche nel caso di un cambio della destinazione d'uso dei terreni, il reato di lottizzazione abusiva resterebbe in piedi, mentre sarebbe sanato l'abuso edilizio. «Ma per noi non c'è nemmeno il primo reato – dice l'avvocato Cellerino –, e lo contesteremo nel merito. L'ipotesi è di chiedere un abbreviato condizionato a una perizia, perché a nostro avviso quella fatta dal consulente del pubblico ministero non è corretta». (m. fio.)