Parte civile chiede perizia più approfondita
La parte civile non ci sta. «Non vogliamo che sia riconosciuta capace di intendere e di volere se non lo è, ma vogliamo una perizia più approfondita – dice Enrico Zeccone, l'avvocato dei famigliari di Chiapparoli che faranno ricorso dopo la sentenza di primo grado –. Celma si è sempre rifiutata di parlare, tanto che i periti la definiscono "reticente". Senza il suo racconto di quella notte non si può capire qual è stato il nesso tra la sua malattia e l'omicidio, e senza quel nesso non si può arrivare al giudizio di infermità. Nelle conclusioni della seconda perizia si legge che la ricostruzione del quadro clinico della donna è scarsamente utile per arrivare a capire cosa sia successo davvero. Così non si può arrivare alla sentenza di infermità».