Egitto, nominato il nuovo premier è il liberale Beblawi

di Bijan Zarmandili wROMA Il giorno dopo il massacro, nella piazza cairota dove si trova la sede della Guardia repubblicana, a monopolizzare le attenzioni è stato il presidente ad interim Adly Mansour, presentando in piena notte un decreto in cui ha fissato le tappe per completare il processo della transizione e nominando un nuovo premier e il suo vice. Le elezioni politiche ci saranno tra sei mesi, a 15 giorni dall'approvazione della nuova Costituzione per via referendaria (4 mesi per riscriverla) e una volta insediato il Parlamento, entro una settimana ci saranno le presidenziali per scegliere un nuovo rais dell'Egitto. Il nuovo capo dell'esecutivo è intanto Hazem El Beblawi, un economista di 76 anni di formazione liberale, laureato a Parigi e già membro del governo nella fase di transizione del dopo Mubarak. Il suo vice e responsabile della diplomazia sarà El Baradei, premio Nobel ed ex direttore dell'Aiea. Resteranno al loro posto i ministri degli Interni, degli Esteri e della Difesa. In pieno stato di dissociazione, l'Egitto si prepara dunque a una nuova architettura costituzionale, mentre crescono le premesse per nuove lacerazioni. Il decreto di Mansour è stato bocciato duramente dai Fratelli musulmani che ancora ieri erano presenti nelle piazze, mobilitati per la giornata del "milione di martiri". I confratelli hanno portato sulla spalla i loro morti, partendo dalla Moschea Rabaa al-Adawiya al grido: «Rivoluzione! Liberi! Proseguiamo il cammino». Un loro capo, Essam al-Erian, ha detto: «Il decreto costituzionale formulato da un uomo nominato dai golpisti» non sarà mai accettato. Per i Fratelli musulmani l'unica soluzione resta il ritorno di Morsi, fino a quel momento: «Sollevazione», se non addirittura «Jihad». Nel frattempo altri 650 simpatizzanti di Morsi sono stati arrestati, mentre vengono chiuse le sedi della Fratellanza. Mansour ha tuttavia cercato di accattivarsi il vertice della Fratellanza, promettendo che la nuova costituzione conserverà il suo carattere islamico, basato sulla Sharia. Meno intransigente invece l'altra formazione islamica, quella salafita al-Nour, che ha accettato la nomina di El Beblawi, ma ha espresso riserve sul suo vice, El Baradei. Ci sono tuttavia nuovi fatti che potrebbero incrinare il fronte anti-Morsi: il partito Liberale ha fatto sapere di essere «deluso» dal decreto presidenziale, perché conserva la Sharia. Particolarmente critico anche il movimento Tamarod, l'anima della piazza Tahrir: «Non ci hanno consultati», si sono lamentati. Tamarod è preoccupata dagli eccessivi poteri che Mansour si è attribuito durante la fase di transizione: «Si rischia la dittatura» hanno detto.Al coro degli scontenti si è aggiunta la voce dello sceicco Ahmed al-Taibb, la guida spirituale dei sunniti al vertice dell'Università di al-Azhar. Taibb ha detto ieri che non uscirà dalla sua abitazione, minacciando anche le dimissioni, fin quando non sarà individuato il responsabile del massacro dell'altro giorno, fino a quando non saranno liberati i prigionieri, tra cui i capi della Fratellanza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA