Rcs, Della Valle: intervenga il Colle
ROMA Rcs «è strategica» per Fiat, «altrimenti non avremmo investito tanto». È l'amministratore delegato Sergio Marchionne a giustificare così la decisione del gruppo di portarsi al 20% del capitale della società editoriale. Suona come un perfetto allinearsi con le scelte del presidente John Elkann ma stona un pò con le posizioni tenute in passato, così critiche nei confronti del capitalismo italiano, e con le parole di chi diceva che il suo lavoro era solo "fare auto". Sul fronte opposto Diego Della Valle che, dopo aver chiesto alle banche di appoggiare la sua idea di azionariato diffuso, ora si rivolge al presidente della Repubblica perché vede messa «in pericolo la libertà di opinione di un pezzo importante della stampa italiana». Si scalda così l'aria intorno alla "fase 2" dell'aumento di capitale che, chiusa venerdì l'offerta in opzione dell'aumento di capitale da 400 milioni, prevede da domani l'asta in Borsa dei diritti non sottoscritti. «Nessuna disputa o competizione personale con alcuno - scrive però Della Valle chiamando ad arbitro Napolitano - è mia ferma convinzione che in un Paese democratico la stampa debba essere indipendente e libera di esprimere le proprie opinioni senza vincoli o pressioni e bisogna evitare che chiunque tenti di prenderne il controllo per poterlo poi utilizzare come strumento di pressione». Dopo essersi detto, quattro giorni fa, pronto «se il piano funziona a prendere anche tutto l'inoptato e quindi anche più del 20%» ora Della Valle, all'8,8% post aumento, chiede ai soci forti, Fiat, Intesa e Mediobanca, di fare insieme a lui «un passo indietro» e di lasciare «completamente l'azionariato di Rcs liberandolo così da tutte le vecchie polemiche e da tutte le dietrologie di ogni tipo». Una questione di democrazia secondo il numero uno della Tod's, per difendere la quale «bisogna evitare che chiunque tenti di prendere il controllo (del gruppo Rcs) per poterlo poi utilizzare come strumento di pressione». «C'è bisogno di una voce forte al di sopra delle parti e della massima autorevolezza che lo richieda nell'interesse di un processo indispensabile di modernizzazione del Paese» scrive Della Valle e «ora è il momento di dimostrare che chi guida il Paese non ha più sudditanze verso nessuno». Prima della risposta della politica è però probabile che arrivi quella della finanza, da mercoledì e fino al 16 luglio in Borsa sarà offerto in asta l'inoptato dell'aumento (15%) non già collocato, per un impegno di sottoscrizione da 60 milioni, pari poi all'11,2% nel capitale post operazione con, secondo quanto appare, pochi spazi per nuovi colpi di scena. Mentre a proposito di Fiat, è da registrare l'intervento pronunciato ieri a Torino dal ministro Zanonato che ha lanciato l'allarme sulla obsolescenza dello storico stabilimento di Mirafiori chiedendo interventi e investimenti.