Giannino: «Fui solo imprudente»

VOGHERA «Se dovessi tornare indietro? Beh, credo che avrei dovuto essere più cauto, più prudente, più ponderato...». Il professor Alberto Giannino, docente vogherese di religione condannato a quattro anni di reclusione, senza sospensione condizionale della pena, con divieto di frequentare luoghi abitualmente frequentati da minorenni, e ad un risarcimento danni di centomila euro per abusi sessuali su due ragazzini di origine albanese, interviene ancora. Vuole precisare tre aspetti della sua vicenda giudiziaria (oltre a negare, ovviamente, di aver abusato di quei ragazzi). «Prima di tutto nego, e non v'è traccia di questo in alcun atto giudiziario, di aver "abusato" di quei ragazzi in un cinema... A Rapallo (Genova), dove sono avvenuti i fatti, ricorda Giannino, «il cinema è chiuso da anni». In secondo luogo, il prof vogherese sottolinea anche come non sia vero che il perito, al processo, abbia parlato di lui come una sorta di dottor Jekyll e signor Hyde. Ovvero un uomo la mattina, a scuola, apparentemente insegnante rigoroso e moralmente integerrimo, e la sera, invece, "mostro" con tendenze pedofile. «Non è così, non c'è scritto da alcuna parte», ricorda Giannino. Infine, ma era scontato, il professore ribadisce di non essere pedofilo, «come ha scritto lo stesso perito incaricato dal giudice». Viene da chiedersi, allora, come Giannino sia finito nei guai. «Come detto, è mancata la prudenza, la cautela, una maggiore riflessione sulla mia lecita passione della gioventù, del dialogare con i ragazzi». Quella sera, quella dei fatti contestati dal giudice, però il professore di religione era ubriaco. «Forse sì, l'alcol può far perdere i freni inibitori, ma garantisco che non accadde, non molestai, non abusai di quei ragazzi». E' la sua versione, quella di un uomo condannato. Si vedrà al processo di secondo grado. (f.ma.)