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di Vindice Lecis wROMA Il Fondo monetario detta la sua ricetta al governo Letta: conservazione dell'Imu sulla prima casa, contratto unico flessibile per l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, risanamento attraverso tagli di spesa e delle tasse. Il Fmi nel suo article IV sull'Italia, taglia al nostro Paese anche le stime del Pil. La risposta del governo è affidata al ministro Saccomanni, dopo il vertice riunito ieri a palazzo Chigi: se riprende la crescita sarà possibile tagliare le tasse sul lavoro. Sull'Imu, aggiunge, «terremo conto dell'opinione del Fmi» anche se i problemi nella maggioranza non mancano. I 4 punti di Letta. Il vertice di maggioranza per «stringere i bulloni» della coalizione è stato positivo commenta il premier. Letta annuncia una sorta di percorso di 18 mesi che avrà lo scopo di far ripartire le riforme e l'economia sulla base di quattro fasi. «Il primo obiettivo, quello più difficile, è la soluzione sull'Iva e sull'Imu». Difficile perché deve avvenire sulla base della disciplina di bilancio 2013 «che è ancora rigida e non gode della flessibilità decisa dall'Ue per i paesi virtuosi». Seconda tappa è la definizione e l'approvazione della legge di Stabilità «che sarà tutta centrata sullo sviluppo, rilancio economico, agenda digitale, infrastrutture e sulla possibilità di ridurre le tasse in particolare sul lavoro». Terzo punto, la preparazione del semestre di presidenza italiana dell'Ue mentre il quarto è il completamento delle riforme costituzionali «che portino alla riduzione del numero dei parlamentari, alla fine del bicameralismo parlamentare ed arrivare, finalmente alla nuova legge elettorale». Dopo il vertice tutti soddisfatti, anche se le scadenze incalzano. Scontro sui debiti. L'impegno di Letta, assunto nel vertice di maggioranza, è quello di accelerare in autunno il pagamento dei crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione. «Tutto ciò che aiuta il rilancio economico - ha detto il presidente del Consiglio - a partire dal rafforzamento dei pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese, sarà parte del nostro progetto e programma». Una speranza o un impegno? Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, in mattinata aveva infatti frenato eccessivi entusiasmi: «Mi piacerebbe tanto, ma non so se si potrà fare. Non è questione di cattiva volontà, ma tecnica: abbiamo rimosso gli ostacoli e ora tutte le fonti di spesa devono attivarsi per pagare. Stiamo monitorando». Un'uscita controcorrente di fronte alle pressioni che arrivano dal Pd e dal Pdl. Brunetta, capogruppo dei deputati berlusconiani dice che bisogna «anticipare al secondo semestre 2013 tutto il plafond di pagamenti» delle pubbliche amministrazioni. Zanda, capogruppo dei senatori del Pd, spiega che l'anticipazione del pagamento dei debiti «è una necessità». A questo proposito, l'emendamento Santini-Sangalli che verrà esaminato nel corso della conversione del dl lavoro consentirà, se approvato, di completare entro il 2013 il pagamento di debiti per circa 50 miliardi. Imu, arriva la riforma. L'altro nodo è quello dell'imposta sugli immobili. Il governo ha deciso di scioglierlo entro ferragosto, varando una riforma complessiva. Il 18 luglio si svolgerà una riunione della cosiddetta «cabina di regia» governo-maggioranza per affrontare la questione. Sul tavolo le opzioni dell'abolizione e della riformulazione confermando l'Imu sulla prima casa ai redditi alti. La raccomandazione del Fmi sulla necessità del mantenimento dell'Imu - bollata dalla deputata del Pdl Santanchè come un «attacco alla sovranità nazionale» con relativa minaccia di conclusione della maggioranza - darà man forte alla linea di chi teorizza questa seconda opzione. Stefano Fassina, viceministro del Pd definisce infatti quella del Fmi «una valutazione di buon senso». Anche Saccomanni, ministro dell'Economia, spiega che «terremo conto dell'opinione del Fmi» trovando un difficile consenso interno. La soluzione dell'Imu è legata a quella dell'Iva. Il premier spiega che «una soluzione va trovata all'interno del bilancio 2013, e non è semplice». I consigli del Fmi. l'Italia è in recessione e la priorità deve essere data ad aumentare la bassa occupazione soprattutto di giovani e donne. Dimezzare il gap con il resto dell'Europa «potrebbe alzare il Pil di circa il 2,5% entro il 2018». Nel frattempo però il Fmi taglia dal -1,5% al -1,8% le stime sul Pil del 2013 pur alzando contestualmente dal +0,5% al +0,7% quelle del 2014. Un «ribilanciamento del risanamento fiscale è assolutamente necessario per sostenere la crescita» tramite tagli di spesa e minori tasse. Per i giovani il fondo propone un «contratto unico, più flessibile» che gradualmente «aumenta la protezione del posto di lavoro all'aumentare dell'età». Infine l'Imu «dovrebbe essere mantenuta per ragioni di equità ed efficienza» . ©RIPRODUZIONE RISERVATA