Incubo guerra civile Esercito e Fratellanza allo scontro finale

di ALBERTO STABILE I generali egiziani hanno infine deciso di porre fine con la forza al mandato del presidente Mohammed Morsi. Un colpo di stato è in pieno svolgimento. I militari avrebbero così dato seguito all'ultimatum di 48 ore lanciato contro Morsi, dopo essersi consultati con i capi religiosi, il grande Sheicco dell'Università al Azhar, Ahmed al Tayeb, il papa dei copti, Tawadros, il leader dell'opposizione, Mohammed el Baradei, il capi del movimento Tamarod che ha innescato la "seconda rivoluzione" egiziana e, sorpresa, i dirigenti del partito al Nusra (l'alba) che rappresenta l'ala più conservatrice dello schieramento islamista dominato dalla Fratellanza Musulmana, cui lo stesso Morsi appartiene. Testimonianze dal Cairo riferiscono che i carri armati dell'Esercito sono stati schierati nelle vicinanze del palazzo presidenziale, mentre in un viale adiacente sfilano i soldati. Se sarà confermato che Mohammed Morsi si trova, di fatto agli arresti, bisognerà vedere se quelli che si sono imposti nelle ultime ore come i due antagonisti principali, il presidente eletto da una parte e il comandante in capo delle Forze Armate, il generale Abdel Fattah el Sissi, dall'altro, intendono tradurre in pratica le minacce di lottare fino al sacrificio della vita per salvaguardare "legalità e la democrazia", secondo le parole di Morsi, ovvero difendere il paese da "estremisti, terroristi e imbecilli", secondo la replica di el Sissi, affidata ad un comunicato altamente drammatizzante sin dal titolo: "Le ore finali", che dovrebbero essere quelle del destino, dell'addio, del giudizio inappellabile. Ma lasciamo stare la retorica. Dietro le parole bellicose dei due antagonisti, affiora il conflitto che ha segnato la storia degli ultimi 40 anni dell'Egitto moderno, dall'ascesa al potere di Anwar Sadat, succeduto a Ghamal Abdel Nasser, in poi, ed ha in buona parte determinato lo sviluppo distorto della nazione. Intendiamo, lo scontro sanguinoso tra le due grandi forze strutturate della società egiziana rappresentate dall'Esercito, da un lato, e dagli islamisti, per lo più raccolti sotto le insegne della Fratellanza Musulmana, dall'altra. Questa è la guerra civile che l'Egitto, oltre alle molte guerre cui ha preso parte sulla scena regionale, ha dovuto combattere all'interno dei suoi confini e che ha finito con il deformare il ruolo dei suoi protagonisti. Dopo oltre 40 anni di lotte e di repressione, la Primavera araba, alla quale la Fratellanza ha aderito in seconda battuta, ha regalato ai Fratelli Musulmani ed ai loro alleati salafiti, oltre che un certificato di buona condotta, il crisma delle vittime sacrificali prescelte dal regime per autolegittimarsi, anche quando vittime non erano; anzi, come nel caso del complotto che ha portato all'uccisione di Sadat, o degli attentati degli anni 90 contro i siti turistici, sono stati piuttosto loro i carnefici. Ugualmente distorto ne è uscito il ruolo dei militari, che dalla "guerra al terrorismo" hanno tratto quella fama di guardiani della nazione e quei meriti che le molte guerre perdute contro Israele avevano loro negato. Oltre naturalmente alla veste di "potere super partes", politicamente indipendente ed economicamente autosufficiente (grazie anche agli aiuti americani, da un miliardo e trecento milioni di dollari l'anno) in grado d'intervenire sulla scena egiziana determinando il successo ora dell'uno ora dell'atro contendente. Così, quello a cui stiamo assistendo dallo scoppio della Primavera in poi è un vorticoso giro di valzer, in cui l'esercito da pilastro del regime presidenziale (tutti i presidenti prima di Morsi provengono dalle fila delle Forze Armate) si trasforma in persecutore di Mubarak. Quindi, appoggia Morsi, ne certifica l'elezione e accetta che il neopresidente alteri a proprio favore l'equilibrio dei poteri. Salvo poi, schierarsi con la massa degli scontenti (oltre il 63% della popolazione, secondo gli ultimi sondaggi) e dare a Morsi non i 15 giorni ma le 48 ore, in nome di quella rivoluzione che, né i Fratelli Musulmani, né i generali, avevano lontanamente concepito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA