Brasilia, ancora nessun acquirente

VOGHERA «La sensazione netta è che stiamo assistendo a un gioco al ribasso sulla pelle dei lavoratori». Questo il commento a caldo di Renzo Scinaldi, segretario territoriale della Fiom-Cgil, dopo che anche la seconda asta dei beni Brasilia è andata deserta. Ieri alle diciotto la chiusura della gara on line indetta dal tribunale civile di Milano, senza che nessun acquirente si sia fatto avanti, malgrado l'abbassamento del prezzo-base da 15 milioni di euro a 12 milioni e mezzo. Una conclusione di fronte alla quale il sindacato manifesta tutta la sua «insoddisfazione e delusione», e che alimenta il sospetto sulla volontà di far scendere ulteriormente il prezzo prima di fare un'offerta. Nel frattempo, i mesi passano e si affievoliscono sempre più le speranze dei 132 operai e impiegati degli stabilimenti di Retorbido e Pontecurone, in mobilità dalla fine dello scorso mese di maggio (alla scadenza dell'anno di cassa integrazione straordinaria), per una prossima riapertura degli impianti. Eppure il gruppo Brasilia aveva una posizione solida sul mercato delle macchine da caffè, garantita da un marchio di fama mondiale. Tutto questo, pur non bastando a evitare il fallimento, dichiarato per insolvenza nel maggio 2012, ha mantenuto vivo l'interesse della grande industria per questa realtà produttiva. Tanto che si parlava di trattative con almeno tre-quattro nomi importanti del settore interessati a rilevare gli stabilimenti e a far ripartire la produzione, assorbendo almeno della parte della vecchia manodopera. Ma nulla ancora si è concretizzato.