Egitto, in campo l'esercito Ultimatum al presidente

di Bijan Zarmandili wROMA Schiacciato dalla tenaglia esercito-opposizione, la sorte del presidente egiziano Mohammed Morsi è ormai appesa a un filo sottilissimo. «Erhal», vattene, lo slogan gridato da milioni di persone nelle piazze egiziane, è ora un ultimatum irreversibile che concede a Morsi tempo fino alle ore 17 di oggi, martedì 2 luglio, «per lasciare il potere e consentire alle istituzioni di prepararsi per le elezioni presidenziali anticipate»; altrimenti, si legge nella nota diffusa ieri dal movimento Tamarod (la Rivolta), ci sarà una campagna di «assoluta disobbedienza civile». Poco dopo, un secondo ultimatum, questa volta dalle Forze armate: 48 ore alla politica per rispondere alle domande poste dal popolo: «Si tratta di un ultima chance», fa sapere il capo delle Forze armate Abdel Fattahel Sissi, trascorse le quali interverrà l'esercito per decidere il «futuro delle forze politiche», chiamando al suo fianco i giovani e la folla oceanica che da piazza Tahrir ha raggiunto l'intero paese. L'ultimatum dell'esercito è stato respinto dal leader dei Fratelli Musulmani Khairot el-Shatar e poco dopo sono stati arrestate 15 delle guardie del corpo di el-Shatar, interpretato come un avvertimento allo stesso capo della Fratellanza. Morsi a sua volta ha voluto incontrare il generale Sissi, ma non sembra che il capo delle Forze armate gli abbia concesso qualche tregua. L'esercito, cui da sempre spetta l'ultima parola per il futuro destino dell'Egitto, si è quindi schierato in favore dell'opposizione a Morsi e ai Fratelli Musulmani: il generale Sissi ha denunciato «una situazione nazionale in pericolo» chiamando «ciascuno al suo ruolo». Non appena è stata diffusa la nota delle Forze armate, piazza Tahrir, ancora ieri presidiata da migliaia e migliaia di persone, ha esultato alla decisione dei generali. Silenzio e angoscia, invece, in un'altra piazza del Cairo, dove intorno alla moschea di Rabaa al-Adawiya poco meno di ventimila persone da alcuni giorni manifestano a favore di Morsi e della Fratellanza. L'esercito, in massima allerta, controlla intanto la capitale dal cielo, con gli elicotteri militari che sventolano la bandiera egiziana a sorvegliare i quartieri a rischio. Nel frattempo ci sono stati evidenti segnali della disgregazione del governo: si sono dimessi cinque ministri per aderire al movimento Tamarod. A loro si è unito anche il governatore di Ismailya. Ma ieri è stata anche la giornata di assalti alle sedi dei Fratelli Musulmani, soprattutto al Cairo, dove nel distretto est della capitale il quartier generale della Fratellanza è stato dato alle fiamme e durante il giorno saccheggiato. Qui si sono verificati anche i più sanguinosi sconti tra gli oppositori e i sostenitori di Morsi e il bilancio delle vittime è di 16 morti (centinaia i feriti). Ciò, malgrado la volontà della Tamarod di mantenere il carattere pacifico della protesta per evitare la deriva di una guerra civile. ©RIPRODUZIONE RISERVATA