FURIE ROSSE SI ACCENDE L'ALLARME
di STEFANO TAMBURINI Tornano a casa con l'orgoglio in frantumi e il cuore pieno di paura, le certezze in pieno tumulto e l'autostima in preda al tormento. La finale al Maracanà è stato un massacro sportivo, la Spagna campione di tutto esce distrutta. Non è tanto veder alzare il trofeo della Confederations cup ai padroni di casa, è il non aver mai avuto niente da dire in questa finale. E, dopo aver perso ai punti e vinto solo ai rigori con gli azzurri, per le Furie rosse è il momento dell'allarme rosso. C'è un anno di tempo per rimediare ma l'impressione è che il grande ciclo possa essere arrivato alla fine: due Europei vinti insieme con un Mondiale è impresa titanica, aggiungerci un secondo Mondiale potrebbe essere leggenda fra le leggende. Ma adesso non è neanche il caso di parlarne: non sono tanto i mezzi tecnici a mancare, ora a pesare è la certezza cancellata di esser quelli che hanno di più, è l'aver smesso di sapere che gli altri devono inventarsi qualcosa perché se tutto va come va vince la Spagna. Adesso no, prima l'Italia e poi il Brasile hanno pesantemente intaccato queste certezze. Non è il caso di celebrare un funerale sportivo prima del tempo ma di preoccuparsi sì; quattro anni fa nella Confederations sudafricana gli spagnoli avevano perso in semifinale contro gli Stati Uniti ma quello era apparso un incidente di percorso. Stavolta no, stavolta è una specie di filo che si spezza. Da questo punto di vista sta molto meglio l'Italia, che contro il Brasile non ha demeritato, stava per segnare il 3-3 con un colpo di testa di Christian Maggio prima di prendere il gol del 4-2 in extremis. Sia pur giocando senza Andrea Pirlo, gli azzurri avevano mostrato di reggere il confronto e il Brasile a lungo ha dato modo di far capire di temere gli azzurri. Con la Spagna poi, per stessa ammissione del ct spagnolo Vicente del Bosque, meritavamo di più, di chiudere la sfida prima dei rigori. Questo è il quadro finale ma non è il caso di considerarlo una vera e propria griglia di partenza per il Mondiale 2014: anche perché allora ci saranno 32 squadre e fra queste anche Germania, Argentina e altre a ridosso della prima fila. È comunque da considerare una sorta di spartiacque psicologico. Nello sport in genere, e anche nel calcio, tutto questo può finire per pesare. E non poco. @s__tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA