Sciaccaluga boccia la regola dei giovani «Danneggia gli over»
PAVIA E' ancora uno dei giocatori del recente passato più amati dai tifosi azzurri, Paolo Sciaccaluga, 42 anni, regista della squadra di Torresani che per ben due stagioni consecutive ha sfiorato la promozione in serie B. L'ex centrocampista azzurro ha concluso nelle scorse settimane la sua prima stagione da allenatore. Ha guidato l'Alfonsine, Eccellenza emiliana, portando la squadra alla salvezza. «E' stata una bella esperienza – spiega Sciaccaluga –. Dopo l'ultima stagione del Ravenna in C1, prima dell'inchiesta che ha coinvolto i dirigenti nello scandalo calcioscomesse, ho appeso le scarpe al chiodo. Dopo una stagione di pausa, il 2 novembre scorso sono stato chiamato dall'Alfonsine a guidare la squadra che era terzultima in classifica. Abbiamo chiuso al quinto posto, direi che il bilancio è più che positivo». Una nuova carriera per Sciaccaluga che allenatore di fatto lo era già in campo, guidando il gioco delle squadre di cui è stato regista. Con Pavia il legame è ancora fortissimo. «A Pavia ho degli amici che sento sempre, a partire dai dirigenti del mio Pavia, come Carlo Gasio e Massimo Marchetti o il massaggiatore Dario Setti – ricorda il centrocampista di origini liguri –. Sono rimasto in contatto con tanti ex compagni come Gorini e Fasano, con cui ho giocato 7 campionati, insieme a Chianese». L'ultima sua gara a Pavia, la prima da avversario, è stata due stagioni fa con la maglia del Ravenna. «Una domenica indimenticabile – spiega Sciaccaluga –. L'affetto che mi hanno tributato i tifosi mi ha commosso. Avevo un bellissimo rapporto con loro, ma mai mi sarei aspettato una accoglienza così». Ha qualche rimpianto legato ai suoi anni a Pavia? «Con un grande gruppo siamo riusciti a sfiorare la serie B, che era davvero vicinissima – spiega l'ex capitano del Pavia –. Un grande gruppo è sempre alla base dei risultati, quella squadra azzurra era grande era dentro e fuori dal campo. Mi è spiaciuto lasciare Pavia, ma è stata una scelta familiare. Mia moglie è di Modena e ho accettato la proposta del Ravenna proprio per avvicinarmi a casa. Un'ora di strada dalla famiglia mi consentiva di viaggiare ogni giorno, mentre da Pavia non potevo fare la stessa cosa. Ho avuto belle soddisfazioni con il Ravenna, a partire dalla promozione in B, ma purtroppo ho vissuto lì anche il momento più brutto della carriera per le vicende del calcioscommesse che hanno poi portato alla scomparsa dai professionisti della società». Quel calcio di serie C che ha lasciato da giocatore ora è cambiato con le nuove regole. Come le giudica? «Il format di ridurre gli organici creando una ex serie C unica a causa della crisi che ha falcidiato le società è più che mai azzeccata – commenta Sciaccaluga -. Stupida è invece la regola di imporre un certo numero di giovani, soprattutto per l'età media che si vorrebbe introdurre. Con 24 anni di media, ci sono giocatori che a 30 anni sono praticamente tagliati fuori, o quasi, dalla Lega Pro e che saranno costretti a questo punto a scendere in serie D. E' una strada sbagliata perché i giovani bravi emergerebbero comunque senza bisogno di penalizzare chi non è più giovane». Enrico Venni