Il mistero di Simona svanita nel nulla da oltre vent'anni
di Adriano Agatti wGIUSSAGO Scomparsa nel nulla 21 anni fa. Di Simona Varzoni, una giovane che all'epoca aveva 25 anni, non si è più saputo nulla. Abitava in un villetta a Guizano di Giussago, in via Negroni. L'ultima a vederla viva era stata la nonna la mattina dell'undici settembre del 1992. Poi il buio assoluto. Alcuni mesi fa, la sorella Denise ha deciso di chiedere la dichiarazione di morte presunta al tribunale di Pavia. L'iter burocratico è in pieno svolgimento. I genitori non avevano mia voluto farlo perchè nei loro cuori c'era sempre la speranza di riabbracciare Simona. La scorsa notte, nel giro di sei mesi, sono morti entrambi. La madre Giuseppina Reati nel mese di aprile, il padre Angelo ad ottobre. «I miei genitori – spiega Denise Varzoni – non l'avevano mai voluto fare. Ma io sono costretta perchè non posso toccare niente dei beni dei miei genitori. E' tutto bloccato. Spero con tutto il cuore che mia sorella ritorni a casa ma, dopo 21 anni, le possibilità sono veramente poche. Abbiamo sofferto tanto e non abbiamo idea di cosa possa essere successo. Penso, ma è una mia convinzione personale, che sia morta. In questi anni non abbiamo avuto il minimo segnale da lei oppure da qualcuno che poteva averla vista». Simona Varzoni era svanita nel nulla l'undici settembre del 1992. «Altro volte – continua il racconto della sorella – si era allontanata ma era sempre rientrata nel giro di pochi giorni. Quel giorno l'ultima che l'aveva vista viva era stata la nonna che era morta l'anno dopo». Simona Varzoni, che non aveva un lavoro fisso, aveva salutato la nonna a casa e si era allontanata a piedi. Non aveva soldi e quindi senza l'aiuto di qualcuno non poteva fare molta strada. I genitori, il giorno dopo, si erano spaventati e avevano avvisato i carabinieri della stazione di Certosa. L'avevano cercata negli ospedali ma senza risultato. Avevano poi sporto denuncia di scomparsa e le ricerche della ragazza di Guinzano erano state estese in tutto il territorio nazionale. Ma senza fortuna. «Non avevamo avuto segnalazioni attendibili – continua il racconto di Denise Varzoni – c'era stato solo qualche mitomane che ci aveva fatto perdere molto tempo. E basta. Mia madre era tornata dai carabinieri di Certosa più di una volta ma nemmeno loro avevano saputo dare risposte alle sue domande sempre più insistenti. Era veramente disperata. Purtroppo sono casi che se non vengono risolti nel giro di pochi giorni diventano molto complicati. E, nel caso di mia sorella, è stato proprio così. E' stato un colpo molto duro da superare ma i miei genitori hanno avuto sino all'ultimo la speranza di poterla riabbracciare. Ma non è stato così». Denise Varzoni dopo la morte dei genitori è stata praticamente costretta dalla burocrazia a chiedere, tramite l'intervento di un legale, la dichiarazione di morte presunta. I giudici del tribunale di Pavia stanno concludendo l'iter burocratico.