Impegno in una ricerca che dura tutta la vita
Il Vangelo che ci presenta oggi Luca, alla XIII domenica del tempo ordinario, tratta un argomento impegnativo. Il tema è l'apostolato cioè cosa facciamo noi per poterci "fregiare" dell'appellativo di cristiani cattolici. Gesù è un Maestro esigente e risoluto; non fa sconti e non cerca neppure il facile applauso. In una parola va subito al sodo, al nocciolo della questione. Ed ecco quindi nel testo evangelico viene individuata una carrellata di interpretazioni negative ascritte a chi Egli trova sulla sua strada. Come quando con i discepoli intende recarsi a Gerusalemme, ma strada facendo a Samaria vengono rifiutati perché quei cittadini avevano saputo che là erano diretti. E allora indignati Giacomo e Giovanni dicono ...vuoi che diciamo che scenda dal cielo un fuoco e li consumi? Ed ancora un tale incontrato per strada... Signore, permettimi prima di andare a seppellire mio padre... Ed un altro... Signore permettimi prima di congedarmi da quelli della mia casa. Sembra quindi sconsolato Gesù quando dice: Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio. Ed anche: Le volpi hanno tane e gli uccelli del cielo hanno nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo. Ebbene ci vengono in aiuto le parole pronunciate alcuni giorni fa da Papa Francesco con il suo impeto e dolcezza fusi insieme: noi non dobbiamo essere né cristiani tristi né esaltati! Che significa quindi essere noi stessi, consapevoli che la fede è un dono e non un merito; sapersi mettere in ascolto di un Dio discreto e paziente per poter scoprire il Suo disegno nascosto costruito apposta per noi, scrollandoci di dosso le nostre tiepidezze e false sicurezze. Non cadiamo nell'errore di farci un piccolo clan, che sia la parrocchia singola, la famiglia stretta, il circolo sportivo o ricreativo, tutte relazioni all'apparenza splendide ma che a volte nascondono ambiguità e facili certezze. Testimoniamo allora il Suo infinito amore riversandolo sul prossimo, anche quando non è compreso (e capita eccome!) e lì fare appunto memoria delle ingiustizie e tristezze patite da Gesù. Solo chiedendo aiuto tramite la quotidiana preghiera si può arrivare ad avere il dono della mansuetudine e della pazienza. Difficile? Può darsi, ma proviamo a spenderci in una ricerca che dura tutta la vita. Il premio sarà far sì che splenda il volto di Dio su di noi. E ditemi se è poco! *imprenditore, parrocchia di Valle Lomellina