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di Maria Berlinguer wROMA «Potrei lasciare Firenze solo per cambiare l'Italia». Il governo scricchiola sotto i colpi del Pdl e di Silvio Berlusconi che rilancia Forza Italia, e Matteo Renzi scalda i motori lanciando segnali a Enrico Letta, convinto che la sfida per la premiership del centrosinistra si avvicina. Ma se nel Pd la corsa alla segreteria si fa affollata, Renzi non scioglie ancora la riserva sulla sua candidatura alla guida del partito. Ribadisce però quali sono le sue condizioni per accettare la sfida: il segretario del Pd dovrà essere anche il candidato premier. Perché a lui non interessa cambiare il Pd ma il Paese. E dunque non scenderà in campo se, come sospettano i renziani, la commissione che sta decidendo le regole per le primarie per la segreteria cambierà lo statuto democratico approvato sotto la segreteria di Walter Veltroni. Ovvero che il candidato alla premiership è il segretario democratico. Esattamente il contrario di quanto chiedono i bersaniani e tutta l'area a sinistra del Pd, questa volta a parti rovesciate con il sindaco. Il rottamatore sceglie un'intervista al prestigioso «Frankfuter Allgemeine Zeitung» per lanciare un messaggio al premier e ai maggiorenti democratici. Enrico Letta? E' «un amico solido, competente e grande ammiratore dell'Europa ma poiché sta in una Grossekoalition tutto quello che fa è pragmatico, non rivoluzionario», spiega. E questa linea di basso profilo non è quella di cui ha bisogno l'Italia. «Nella nostra situazione i piccoli passi non servono, in fatto di burocrazia è tutto il sistema che va cambiato», dice. La replica dei bersaniani non si attendere. Ed è molto dura. «Se Renzi vuole candidarsi alla segreteria del Pd ha i numeri per farlo, quello che non si può fare è candidarsi alla segreteria per interrompere il lavoro del governo Letta e precipitare il Paese a elezioni anticipate», avverte Alfredo D'Attore responsabile delle riforme istituzionali. Al quotidiano tedesco Renzi spiega cosa farebbe lui se fosse a palazzo Chigi. «Parliamo solo dei processi di Berlusconi mentre abbiamo bisogno di processi civili veloci ed efficienti». «E' più importante che una procedura per far rientrare un credito dura quattro volte il tempo che ci vuole in Germania e il fatto che così vengono alienati investitori stranieri», ricorda. Quindi Renzi torna a indossare i panni del rottamatore. L'Italia era in stagnazione perché i politici hanno avuto una funzione di tappo per lo sviluppo, dice. Ma nonostante il blocco della politica, il costo dell'energia superiore del 30% a quello della Germania, gli imprenditori italiani soni in grado di competere con quelli tedeschi. Quando il problema del deficit sarà superato, si sbilancia il sindaco, l'Italia avrà in Europa «un ruolo più forte della Francia, dove la crisi peggiorerà ancora». «Finora la Germania per noi è ancora un modello ma presto si andrà avanti insieme», dice con parole segnate dall'ottimismo. In ogni caso Renzi è convinto che l'Italia debba sistemare il debito «non perché ce lo chiede la signora Merkel ma perché obbligati a farlo di fronte agli italiani del futuro». L'intervista di Renzi è diffusa dallo stesso staff del sindaco. E viene resa nota il giorno dopo la promessa del sindaco che aveva detto che per un po' avrebbe parlato solo dei problemi di Firenze. Ma le turbolenze intorno al governo si fanno ogni giorno più pesanti e il tempo stringe. Gianni Cuperlo, intanto conferma che per quanto lo riguarda lui si candiderà a segretario anche se Stefano Fassina deciderà di candidarsi come gli chiede l'area degli anti-Renzi. Ma Cuperlo precisa di non voler essere il candidato degli ex Ds, una divisione che non ha più ragione d'essere, assicura. ©RIPRODUZIONE RISERVATA