Brigada dà l'addio al sogno mondiale

SAN MARTINO SICCOMARIO Il mondiale di motonautica di Formula Uno è cominciato ma Ivan Brigada, il pilota di San Martino Siccomario, è ancora fermo ai box. E' in attesa di una telefonata. «Potrebbe arrivare domani come tra un mese. Il mio catamarano ha dei problemi che devono essere risolti. Mi hanno detto che durante una prova sono emersi dei difetti nel kevlar e nelle pelli di carbonio dello scafo». Materiali ultrasofisticati identici a quelli impiegati nella costruzione delle Formula Uno a quattro ruote. Anche in questa stagione Brigada dovrebbe correre per la scuderia sudafricana Caudwell. Il catamarano sudafricano è l'unico a montare un motore a quattro tempi (un Nissan di derivazione automobilistica, il 3500 montato sulla Z), tutte le altre barche si avvalgono, invece, di una tecnologia super collaudata, vale a dire il motore Mercury a due tempi di 2500 di cilindrata. «Ma lo sviluppo di questo catamarano si sta rivelando più difficile del previsto – dice ancora Brigada – Ci sono difficoltà oggettive, connesse al progetto a suo modo rivoluzionario, ma anche a scelte costruttive sbagliate. Ne ho parlato con i tecnici, ma non credo abbiamo apprezzato la mia franchezza». La Caudwell è più potente delle rivali motorizzate Mercury, ma pesa anche di più. E così la maggiore potenza, 450 cavalli contro 350, viene vanificata dal maggiore peso, 700 chili contro 550. Il peso eccessivo penalizza la portanza del catamarano Caudwell, che quindi non decolla a sufficienza (nella auto di F1 si cerca l'opposto, ossia la massima deportanza). «La prima gara del mondiale è andata, era a inizio mese a Brasilia, adesso spero che mi chiamino in tempo per il Gp d'Ucraina in calendario a fine luglio». Certo, a monte c'è un problema anche di disponibilità economica: come tutti gli sport motoristici, la Formula Uno di motonautica è quasi sempre appannaggio di individui dal grosso conto in banca. «Se fossi un milionario – conclude Ivan – avrei già vinto qualche titolo mondiale». (p.a.v.)