Ior, arrestato monsignore per corruzione e calunnia
ROMA Due giorni dopo la decisione del Papa di istituire una commissione per la riforma dello Ior, l'Istituto per le opere di religione al centro di due inchieste della procura di Roma, uno scandalo travolge uno degli uomini di punta delle finanze vaticane. Monsignor Nunzio Scarano, responsabile del servizio di contabilità analitica dell'Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), già sospeso dal servizio nel maggio scorso, è finito in carcere nell'ambito di uno dei filoni di indagine dei pm romani sullo Ior con l'accusa di corruzione in concorso e calunnia. Con lui, su ordine del gip Barbara Callari, gli uomini della Guardia di Finanza hanno arrestato ieri con l'ipotesi di corruzione Giovanni Maria Zito, sottufficiale dei carabinieri fino a tre mesi fa all'Aisi, il servizio segreto interno, e il broker Giovanni Carinzio, legati a Scarano dalla comune appartenenza all'Ordine Costantiniano. Al centro delle indagini c'è il tentativo, poi naufragato, di far rientrare in Italia – eludendo norme antiriciclaggio e fiscali – 20 milioni di euro in contanti, che avrebbero dovuto prendere il volo dalla Svizzera a bordo di un jet privato. Il denaro, scrive nell'ordinanza il gip, sarebbe stato di proprietà degli imprenditori napoletani Paolo, Cesare e Maurizio D'Amico, amici da anni di monsignor Scarano e «per conto degli armatori D'Amico» sarebbe stata compiuta – ha sottolineato il procuratore capo Nello Rossi – l'operazione andata a monte. In una nota, gli imprenditori si dicono «totalmente estranei» ai fatti e pronti a «ogni chiarimento», ma nomi di esponenti della famiglia sarebbero già iscritti nel registro degli indagati per evasione fiscale. Incaricato di organizzare il viaggio dei soldi, secondo l'accusa, sarebbe stato lo 007, che in una intercettazione del 13 giugno 2012, definita dal gip «molto significativa», dice a Scarano: «I controlli? Posso saltare quel tipo di trafila». Per il suo "servizio" avrebbe ricevuto dal prelato 400mila euro, mentre un successivo assegno di 200mila euro sarebbe stato bloccato da monsignor Scarano denunciandone la scomparsa. La somma da trasferire, per i pm Stefano Rocco Fava e Stefano Pesci, era inizialmente di 40 milioni di euro: il denaro sarebbe stato affidato a Carenzio, broker finanziario con interessi in Svizzera e alle Canarie. Nel luglio del 2012 – questa la ricostruzione – Zito noleggia un aereo e atterra a Locarno, dove resta fermo per alcuni giorni. Il trasferimento del denaro però salta, ha spiegato il procuratore, «perché si deteriorano i rapporti fra i tre», probabilmente a causa delle «manovre sabotatrici» di Carenzio. Ma Scarano, sottolinea il gip, appare «spregiudicato», mostra una «continua e reiterata disinvoltura nella gestione dei suoi affari»: per fare luce sull'origine delle sue «amplissime disponibilità finanziarie», quindi, la procura ha avviato accertamenti sui due conti correnti aperti presso lo Ior, uno personale e un secondo, denominato "fondo anziani", destinato a raccogliere le donazioni. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA