L'ASSUEFAZIONE CHE AVVOLGE OGNI SCANDALO
di STEFANO TAMBURINI Non c'è mai pace intorno al calcio perché è il calcio che non vuole pace e non sa far tesoro dei suoi errori. Il pantano in cui è andato a infilarsi in Brasile non è che la punta di un iceberg sospeso in un mare periglioso. I capi del calcio mondiale tendono a scaricare ogni colpa sul governo brasiliano, ignorando il peso sul sistema dei loro guadagni sempre più consistenti e senza aver nulla da dire sul continuo lievitare dei costi. Se un mondiale brucia denaro quanto e più dei tre precedenti messi assieme qualcosa deve per forza essere andato storto. Ecco, nel caso specifico del Brasile – ma non solo – è proprio la mancanza di capacità (o volontà) di porsi e porre domande a generare scandali; ondate di malcontento che ancora nessuno sa spiegare come poter placare in tempi rapidi. Ma non finisce certo qui: anche un simbolo positivo come Leo Messi è appena finito sotto inchiesta per una presunta maxievasione fiscale, quasi certamente architettata da qualche maneggione della sempre più prospera tribù dei parassiti del Grande calcio. E poi c'è la notizia di ieri mattina, quella del maxiblitz della Finanza nelle sedi di 41 club italiani: un altro capitolo di una storia infinita che purtroppo genera solo o quasi assuefazione. Ormai sono già una trentina le inchieste aperte nelle Procure di mezza Italia. A Cremona c'è quella sulle scommesse che potrebbe avere effetti devastanti ma i vertici del calcio stanno cercando di riformare il principio di responsabilità oggettiva per evitar guai, fregandosene di ciò che emerge. Il blitz di ieri non deve indurre a conclusioni affrettate (siamo appena all'inizio) ma è chiaro che il riproporsi dei soliti nomi (e, soprattutto, cognomi) dovrebbe far drizzare qualche antenna in più. Invece è già scattata la corsa a minimizzare, a tentar di dire che alla peggio è roba di pochi. Possibile che a nessuno venga il sospetto che invece sia un metodo? Nelle altre inchieste in corso, poi, non è che i reati siano leggeri: riciclaggio, aggiotaggio, bancarotta fraudelenta, frode sportiva e molto altro ancora. Già, ma mentre in Brasile il calcio ha smesso di esser l'oppio dei popoli, ieri quasi tutti quelli con cui ho parlato – vi assicuro, non esattamente degli ultrà – la prima cosa che mi hanno chiesto è stata: «Ma la mia squadra cosa rischia?». Ecco, altro che oppio... @s__tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA