L'attestato energetico nel futuro di ogni casa
Esiste una parola magica all'articolo 6 del decreto sulle ristrutturazioni. La parola è attestato di prestazione energetica. Che vuol dire e perché magica? Si tratta di uno dei punti qualificanti di questo intervento del governo anche se, come al solito – dicono i tecnici – non tutta la complessa regolamentazione operativa è stata approntata. Per usare una terminologia semplice, l'attestato è la patente energetica di un edificio che lo dovrà accompagnare sempre, garantendo per la vita dell'edificio che non ci siano costosi sprechi energetici. Da dove viene questa idea? Viene dall'Europa. Anzi la Commissione europea aveva avviato una procedura d'infrazione contro l'Italia perché il nostro Paese non aveva recepito la direttiva 2010/31/UE. Molto complicato. Che dice la direttiva? La direttiva trattava appunto della prestazione energetica degli edifici e l'obiettivo, solo apparentemente utopico, è eliminare quasi del tutto la dispersione. Dal 2021, dunque, edifici nuovi quasi senza dispersione. E nel frattempo? Nel frattempo il decreto ha fissato i primi metodi per calcolare la prestazione. Ma questo interessa a chi vuole ricorrere all'EcoBonus? Sì, certo. Gli eventuali lavori che si possono finanziare con l'EcoBonus vanno a incidere sull'attestato che a questo punto, fatto con criteri sempre più affinati, può costituire una garanzia per chi compra una casa o la prende in affitto o anche per chi la vende. Sono insomma cose collegate che andranno sempre più a incidere sul mercato edilizio italiano. Del resto non è un caso che il decreto, che è quello delle agevolazioni fiscali, contenga anche queste nuove regole. Che cosa prevede il decreto sull'attestato? All'articolo 6 spiega che l'attestato è rilasciato per gli edifici o le unità immobiliari costruiti, venduti o locati. Poi si prevede che i nuovi edifici o quelli sottoposti a ristrutturazioni importanti (lavori su oltre il 25 per cento della superficie dell'involucro dell'intero edificio) devono avere alla fine dei lavori l'attestato. Il documento è a cura del costruttore se la casa è nuova, del proprietario se la casa era già esistente. Si tratta di un atto riservato? Assolutamente no. Il venditore o il locatore devono esibirlo. Deve essere esibito all'inizio delle trattative e consegnato alla fine. Non solo: nei nuovi contratti ci deve essere scritto che l'acquirente o il conduttore hanno ricevuto informazioni e documentazione. Una volta fatto uno non ci pensa più. No. L'attestato di prestazione energetica ha una durata massima di dieci anni. Ma deve essere aggiornato a ogni intervento edilizio. A chi si deve chiedere? La legge dice che devono rilasciarlo «esperti qualificati e indipendenti». Gli esperti, per la verità, si lamentano di non avere ancora in mano criteri sicuri. Però il decreto si richiama a normative tecniche europee precise (la normativa tecnica Uni e Cti allineate con norme Cen a supporto della direttiva 2010/31/Ce). Si tratta di regole (astruse) che i tecnici qualificati devono conoscere. Che succede a chi non rispetta le regole dell'attestato? Bisogna dire che i professionisti si lamentano anche di questo. Il compenso per l'attestazione non può essere astronomico ma se sbagliano il decreto prevede una multa da 700 a 4.200 euro. Se, poi, il direttore dei lavori di un palazzo non presenta l'attestato rischia tra mille e 6mila euro. Anche chi affitta la sua casa senza attestato è punibile con un'ammenda da 300 e 1.800 euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA