Boom di badanti in nero «Colpa dei tagli comunali»

VIGEVANO Calano le ore del Servizio di assistenza domiciliare (Sad) del Comune ed è boom delle badanti in nero, a 3 euro. Da novembre 2012, quando l'amministrazione comunale ha deciso di chiedere un contributo agli utenti del Sad per il pagamento delle assistenti socio assistenziali (Asa), c'è stato un calo delle richieste del servizio. Le donne, che fanno capo alle cooperative che gestiscono l'appalto, lavorano il 20 per cento di ore in meno, perchè ci sono meno richieste. Eppure i vigevanesi non hanno smesso di aver bisogno di questo tipo di assistenza, semplicemente ora optano per il lavoro in nero o sottopagato. «Fino allo scorso autunno - spiega Sante Marangon della Cgil - l'amministrazione copriva interamente il costo del servizio, ma da novembre ha deciso di chiedere un contributo anche agli utenti». Soldi in tasca però il vigevanese medio non ne ha molti per cui più d'uno è stato costretto a rivolgersi al mercato privato, spesso ai limiti della legalità, che consente di abbattere i costi. «Il mercato di chi fornisce assistenza domiciliare ad anziani e disabili - continua Marangon - è spesso variegato e non sempre legale. Ci sono cooperative che pagano i dipendenti 5 euro l'ora attraverso contratti di collaborazione coordinata e continuativa, o prestazione d'opera, e in alcuni casi costringendo il lavoratore ad aprire una partita Iva. La riforma Fornero ha cercato di regolarizzare i contratti di lavoro precario, ma la questione è molto più complicata». Il pacchetto Treu ha creato almeno venti tipi di contratto di lavoro non dipendenti. «Poi c'è il grande numero di persone costrette a lavorare in nero, abbattendo i costi per l'utenza». Esiste un vero e proprio mercato parallelo di badanti e assistenti che vive sul passaparola, e che negli anni passati era appannaggio quasi esclusivamente di lavoratrici straniere. Oggi invece le donne italiane cercano di reimpiegarsi nell'assistenza. L'identikit è quello di una lavoratrice, over 40 o anche over 50, che è stata espulsa dal mondo del lavoro, solitamente perchè l'azienda ha chiuso, e che cerca di reimpiegarsi, magari con un lavoro sottopagato. Chi per lavoro fa assistenza agli anziani si trova costretto ad abbassare i prezzi mentre le famiglie si trovano a dover rinunciare alle ore gratuite messe a disposizione del pubblico e quindi ricorrono a chi accetta di farsi sfruttare. «Una persona con uno stipendio che va dai 1000 ai 1300 euro – continua il sindacalista della Cgil – non può pagare la retta in una casa di riposo per un genitore anziano e malato, anche se il genitore ha la pensione e magari pure l'assegno di accompagnamento. Quindi cerca di arrangiarsi». Andrea Ballone