Incendio, due anni al calzolaio

Contro la sentenza del giudice di pace, che l'aveva condannata a pagare una multa di 396 euro, Lorena Tartari aveva presentato appello. E il giudice Cesare Beretta l'ha accolto annullando la sentenza e restituendo gli atti. La vicenda è una delle tante querelle tra vicini di casa che, nel tempo, si sono ormai incancrenite. Lite sfociata in un contenzioso davanti al giudice. Lorena Tartari, 47 anni, invalida, abita nel condominio Alba Chiara di Torrevecchia Pia. Il 15 gennaio del 2011 dei bambini avevano ripetutamente suonato il campanello di casa. Ma la Tartari aveva apostrofato una vicina di casa, Maria Mangione, 49 anni, per quell'episodio con parole che tuttavia il giudice non ha ritenuto tali da lederne l'onore. Non solo: la sentenza è stata annullata perché il giudice di pace non avrebbe consentito all'ìimputata di difendersi adeguatamente. La prima volta non ammettendo un impedimento del suo difensore, la seconda non notificandgli il rinvio dell'udienza. di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Per i due incendi, che avevano devastato il suo negozio di calzature in via Parco Vecchio - il primo nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2008 e il secondo tra l'11 e il 12 agosto dello stesso anno - non è riuscito a convincere il giudice della sua estraneità. E non ci sono riusciti nemmeno due degli altri tre pavesi finiti a giudizio per simulazione di reato e danneggiamento fraudolento di beni assicurati. Ieri mattina il giudice Luigi Riganti ha condannato a due anni di reclusione, con i benefici di legge e la sospensione della pena, Tiziano Rebughini, 37 anni, che all'epoca dei fatti era il titolare del negozio di calzature in via Parco Vecchio. Alessandro Pirini, 37 anni (difeso dall'avvocato Maria Luisa Vitali), è stato condannato a un anno e 6 mesi mentre Massimo Mazzucco (assistito dall'avvocato Maria Pia Taraso), anche lui 37enne, è stato condannato a un anno. Assolto invece Pietro Taramelli. Il negozio "Rebu il calzolaio" di via Parco Vecchio subì due attentati incendiari. Il primo a maggio, il secondo ad agosto 2008. Aveva sede sotto i portici di una palazzina. I residenti si allarmarono, temendo il peggio. La polizia avviò indagini approfondite. E da subito si addensarono dubbi sulla ricostruzione dei fatti da parte del titolare del negozio. Tra le tante piste seguite prevalse quella di una possibile simulazione da parte del Rebughini che, in accordo con Mazzucco e Pirini, avrebbe finto gli attentati incendiari per riscuotere i soldi dell'assicurazione. Lui si è sempre dichiarato innocente. E il suo difensore, l'avvocato Alessandro Arrigo, attende di leggere le motivazioni della sentenza per presentare ricorso in appello. Neppure Pirini ha mai ammesso la sua responsabilità davanti al giudice. Mazzucco invece ha fornito una versione diversa dei fatti, coinvolgendo anche gli altri imputati. Nel corso delle indagini la polizia aveva acquisito anche i filmati di una telecamera di sorveglianza installata nel distributore di benzina a poche decine di metri dal luogo dell'incendio. Il video mostra due persone dai volti un po' sfuocati, che tuttavia sono state identificate come Mazzucco e Pirini, intente a riempire alcune taniche per poi avviarsi in direzione opposta rispetto a quella del negozio di calzolaio. Pirini avrebbe spiegato in aula che quella sera il suo motorino era rimasto a secco e che si era recato al distributore per approvvigionarsi di miscela. I due episodi incendiari, che hanno distrutto anche borse e scarpe esposte nel negozio, sono stati innescati da un pneumatico intriso di benzina e da bottiglie di plastica contenenti liquido infiammabile gettate all'interno del negozio. Per la merce andata distrutta e per i danni al locale Rebughini aveva chiesto alla compagnia assicuratrice Groupama spa un risarcimento. Per il primo episodio la compagnia aveva poi liquidato nel mese di luglio di quello stesso anno per una quota pari a 650 euro. Ma si era poi costituita parte civile nel processo concordando con la tesi della procura che intravedeva un profilo di simulazione del reato.