Il Papa ai nunzi chiede sobrietà

ROMA Primo incontro tra il Papa e i nunzi che, ha ricordato nel suo saluto il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, sono talora definiti «gli occhi e le orecchie» del Pontefice nel mondo. L'udienza a 108 nunzi in servizio e 40 emeriti, nella Sala Clementina, è un appuntamento in calendario per l'Anno della fede, ereditato da papa Francesco, che però ne approfitta per dare la sua impronta all'incontro: dona a tutti una croce pettorale d'argento, per cui è presumibile che da oggi tutti i rappresentanti pontifici nel mondo non indosseranno più quella d'oro, allineandosi allo standard di sobrietà del papa latinoamericano. Fa una introduzione a braccio al discorso scritto, per spiegare che le cose che dice le dice «con il cuore», che ritiene «essenziale» il «rapporto personale» tra loro e il «vescovo di Roma»: «c'è la Segreteria di Stato che ci aiuta, ma il rapporto personale è importante e dobbiamo farlo, da ambedue le parti». Parla del ruolo di «mediatori», non «intermediari», con le chiese locali. Tra i «semplici pensieri detti con il cuore», papa Bergoglio mette una serie di considerazioni sul peso di una «vita da nomadi», «sempre con la valigia in mano» che chiede di «spogliarsi di amicizie, cose, legami» e chiede la capacità di saper «guardare lontano». Introduce poi il tema a lui caro, mediato da Henry De Lubac, dei rischi della «mondanità spirituale», di una borghesia dello spirito che spinge a ricercare una vita comoda: »Cedere allo spirito mondano - sottolinea - espone soprattutto noi pastori al ridicolo: potremo forse ricevere qualche applauso, ma poi ci criticheranno alle spalle».