I temi della maturità 2013 belli e difficili, un calcio alla solita banalità retorica

«Non è in programma". Questa una delle obiezioni più ricorrenti nel web ai temi proposti quest'anno per la maturità. Non è in programma il grande argomento delle frontiere nazionali posto da Claudio Magris (ignoto a tanti, troppi). Non lo è la crisi del rapporto fra democrazia e mercato. Non lo sono i BRICS, cioè i Paesi che si sviluppano anche nella Grande depressione: Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa... E però i diciottenni che affrontano l'esame di Stato possono votare ed essere votati, e v'è chi vorrebbe abbassare quella soglia ai sedici anni. Una volta si forniva ai ragazzi un titolo o poco più. Oggi i materiali sui quali riflettere o effettuare analisi sono vasti e soprattutto diversi fra loro. Solo che quel diffuso "non è in programma" fa pensare che i più non leggano un quotidiano (difatti siamo tornati ai livelli di vendita del 1938), neppure on line purtroppo, che non vedano dossier e inchieste tv, che non abbiano comunque altre fonti di conoscenza che i programmi scolastici. Certo, non si trattava sempre di temi facili, quest'anno, e però finalmente ci si doveva misurare con l'originalità e non con la banalità ripetitiva, coi soliti autori di sempre. Claudio Magris per primo ha commentato ironicamente: "Spero che gli studenti non mi maledicano". Il suo non è un testo facile da analizzare, anche se bellissimo, anche se propone in chiave narrativa un argomento - quello delle frontiere nazionali - che dovrebbe affascinare (e non pochi ragazzi del Classico intervistati hanno detto di averlo prescelto) i giovani d'oggi così abituati a oltrepassare i confini italiani. E quindi a capire il senso del discorso dello scrittore triestino sul "mescolarsi alle persone" e sul ritrovare "il piacere del mondo". Molto ampia la documentazione su "Individuo e società di massa" su una tematica (l'omologazione delle masse) con la quale ci confrontiamo ogni giorno, specie in rapporto alla tv, che in Pier Paolo Pasolini è tutta al negativo (neppure il fascismo centralista è riuscito ad imporre ciò che ha imposto il centralismo della civiltà dei consumi) e che, per il filosofo Remo Bodei, "spalanca enormi potenzialità" se l'uso delle tecniche mediatiche non è dominio di pochi. Di ancor più stimolante attualità il tema socio-economico "Stato, mercato e democrazia" che in realtà propone un discorso sulle radici vere e profonde della crisi epocale in cui siamo immersi. Provocata dal prevalere a livello globale del "capitalismo finanziario" sullo stesso capitalismo produttivo e sulla capacità di regolazione dei singoli Stati o delle loro unioni (come quella europea). Eppure, soprattutto gli apporti degli scritti di Paul Krugman e di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini (mediati questi ultimi dalla lucida penna di Mario Pirani) dovrebbero suscitare riflessioni in una generazione portata, anche da molti adulti, più a lamentarsi che a capire e a reagire (come suggerisce Luigi Zingales sulla scorta dell'esperienza Usa). Certo, scorrendo le tracce, viene il dubbio che queste piacciano di più a noi adulti o a noi anziani perchè fanno parte del nostro vissuto. Penso all'argomento degli "Omicidi politici": dall'attentato di Sarajevo, all'origine di un primo conflitto mondiale comunque maturo, al delitto Matteotti che mise in crisi Mussolini e, alla fine, lo consolidò invece al potere per l'incapacità (o l'impossibilità) dei democratici, socialisti e popolari anzitutto, di allearsi e andare al governo, all'assassinio di JFK presidente americano divenuto simbolo del "progressismo" anti-razzista e, infine, al sequestro/omicidio di Aldo Moro tuttora per alcuni aspetti misterioso. Per quest'ultimo non so quali strumenti di analisi abbiano i ragazzi d'oggi. Però ripeto: scelta ampia accompagnata da materiali vasti, differenti, dialettici. Non l'ovvietà retorica e banale di altri anni. Non è poco.