Senza Titolo
di Natalia Andreani wROMA Si era convertito all'Islam nel 2008 assumendo il nome di Ibrahim, Ibra per gli amici. Vestiva come un sufi, con la tunica bianca e il caratteristico cappello a cono. E già nel 2009 era stato iscritto nel registro degli indagati della procura di Genova per il reato di arruolamento e addestramento con finalità di terrorismo. Giuliano Delnevo, 24 anni, genovese di nascita, era in Siria per combattere contro il regime di Bashar Assad al fianco di gruppi estremisti ai quali si era avvicinato negli ultimi tempi. La vicenda anticipata dal Giornale è stata confermata ieri dalla procura che ha aperto un'inchiesta per capire quando il giovane italiano si sia arruolato con i combattenti siriani, chi fossero i suoi contatti e i suoi referenti e soprattutto per capire dove sia stato militarmente addestrato: se in Italia - l'ipotesi più inquietante - o in terra straniera. Per ora, questo è certo, nel capoluogo ligure assieme a Delnevo - sulla cui morte mancano conferme ufficiali - sono indagate altre cinque persone tra le quali alcuni cittadini del Maghreb e un secondo italiano che però non risiede a Genova. Dal riserbo degli investigatori trapelano per ora pochi dettagli. Delnevo, potrebbe essersi convertito ed esser stato reclutato in Marocco dove spesso andava e dove si era sposato con una ragazza del luogo, figlia di musulmani integralisti. E non si esclude che il ragazzo - che aveva una buona conoscenza della lingua araba - possa essere stato contattato attraverso il network jihadista Sharia4, una rete internazionale che forma alla "street dawa", la predicazione di strada anche attraverso internet il cui ideatore, un marocchino di 21 anni, è stato arrestato a Brescia dalla Digos qualche tempo fa (con le accuse di addestramento con finalità di terrorismo internazionale e di incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e religiosi). Delnevo - entrato in Siria via Turchia sul finire del 2012 - aveva anche una pagina Facebook e un canale You Tube (Liguristan tv) dove postava letture del corano e altre analisi, compreso un appello all'allora governo Monti per il ritiro immediato delle truppe dall'Afghanistan. E chi lo conosce lo descrive come un ragazzo «chiuso e introverso, ma sempre gentile e molto educato». Un ragazzo come tanti, figlio di genitori separati, che aveva fatto in città le scuole superiori e che poi si era iscritto a storia, salvo poi abbandonare la facoltà universitaria per seguire la fede. Viveva con la madre, insegnante di francese, mentre il fratello maggiore abitava con il padre. E negli ultimi tempi, raccontano i commercianti dei vicoli che lo incontravano, si era fatto crescere una lunga barba e vestiva alla sufi. Insomma un tipo strano, ma gentile, lo ricorda anche la titolare di un bar di via San Bernardo, in centro storico. «Era venuto da noi per chiederci di togliere dalla vetrina alcuni gelati al vino e ai liquori che produciamo. Ci diceva che l'alcol fa male e che non si doveva vendere», ha raccontato la signora. Delnevo, però, malediva anche «i miscredenti che dileggiano l'Islam» e contro i quali «il combattimento è obbligatorio». E tra sue foto pubblicate su Facebook vi è anche quella di Abdallah Yusuf al-Azzam, il fondamentalista che ispirò Osama bin Laden, e al quale Al-Qaeda ha intitolato alcuni suoi gruppi armati. Fonti della Comunità del mondo arabo in Italia, dicono che sarebbero «tra 45 e 50 le persone partite dalla nostra penisola per combattere con i ribelli in Siria». Gli italiani si troverebbero soprattutto nel nord del paese e tra questi ci sarebbero anche tre donne: un'italiana, una spagnola e una cecena con compiti di assistenza ai ribelli. Diverse le nazionalità di origine, anche se i servizi considerano «numericamente contenute» le partenze di italiani ed affermano che non sono finora emersi «strutturati canali di instradamento verso la Siria di aspiranti mujahidin». ©RIPRODUZIONE RISERVATA