Staminali, scienza e Chiesa a confronto
Uomini di Chiesa e uomini di scienza a confronto sull'impiego clinico di cellule staminali, con un focus su prospettive e implicazioni etiche. Carlo Alberto Redi (nella foto con don Pelosi) , biologo molecolare, Carlo Bernasconi, ematologo, don Paoo Pelosi, rettore del coollegio Borromeo e Ernesto Maggi, docente di filosofia hanno partecipato ieri mattina alla tavola rotonda, nell'aula Goldoniana del collegio Ghislieri, che ha chiuso il convegno sulle cellule staminali. «Un convegno molto seguito, nonostante non ci fossero crediti nè sponsor – riflette Salvatore Santacroce, presidente di Snamid Pavia, il sindacato dei medici di base che ha organizzato l'evento –. Questo significa che il tema è di forte interesse». Scienziati e sacerdoti hanno dibattuto muovendosi sul filo sottile del possibile impiego clinico degli embrioni. Un argomento che ancora divide, nonostante l'apertura sulla «possibilità di non buttare gli embrioni congelati che non vengono usati – ha spiegato don Maggi –. Ma affrontando caso per caso. Si torna sempre alla radice del problema: quando comincia la vita? La Chiesa vuole aiutare l'uomo e gli scienziati a porsi domande». Favorevoli invece all'uso delle cellule autologhe, prelevate dal paziente stesso, «perché si ricostituisce l'unicità della persona». Ma ieri al convegno sono stati presentati anche i filoni di ricerca su cui si muovono gli studiosi pavesi, a cominciare dal caso del paziente di Lodi curato da un'ischemia all'arto inferiore con le staminali prelevate da un cordone imbelicale scartato, non idoneo a essere conservato nella Banca dei cordoni, che ha sede all'interno della clinica di Immunoematologia del San Matteo. (m.g.p.)