Chi sta su un piedistallo non riconosce la salvezza
La Liturgia odierna (Luca 7, 36-50; 8, 1-3) ci conduce in un ambiente molto particolare. Gesù viene invitato a pranzo da uno dei Farisei. Evidentemente questi lo vuole conoscere, perché, come ci ricorda il Vangelo di domenica scorsa, Gesù era diventato famoso e le sue azioni erano ormai note a tutti. Qualcosa, però, disturba l'atmosfera del momento. E' l'arrivo di una donna,una "peccatrice", che entra nella casa del Fariseo e si dirige direttamente da Gesù. Compie ogni suo gesto in silenzio, disinteressandosi di tutto ciò che la circonda. La sua attenzione è tutta rivolta a Gesù. Il commento del padrone di casa è impietoso: "Se costui fosse un profeta saprebbe chi e che specie di donna è quella che lo tocca." In queste parole, aspre, emerge la differenza tra due dimensioni: una, quella del giudizio e una seconda, quella del perdono. Sono due modi di guardare alla vita, agli altri, a ciò che accade intorno a noi. La risposta di Gesù, piuttosto articolata (propria del maestro che vuole spiegare bene quello che ha da dire), indica la direzione da seguire, indica quale delle due visioni occorre scegliere. Il peccato, in sé, non toglie la possibilità del perdono (come ci ricorda anche la Prima Lettura). E'però necessario riconoscere di aver peccato, di aver bisogno dell'amore di Dio e allora quell'amore scaturirà con forza, portando al perdono e alla salvezza. In tal senso il breve racconto di Gesù è significativo: il creditore condona un debito che esiste e che i due non possono pagare. Se non ci fosse debito non ci sarebbe condono. Ma le parole di Gesù vanno oltre e assumono il tono della critica all'altro atteggiamento,quello basato sul giudizio. Il perdono e l'amore agiscono, spingono chi ha peccato a muoversi verso la fonte della salvezza, ma non lo giudicano, non lo condannano, non lo umiliano. Anzi, lo accolgono, come dimostra di fare la donna nei confronti di Gesù, mentre il Fariseo non fa nulla per il suo ospite. Egli non ha davvero riconosciuto il "maestro", rimanendo tra quelli dei quali, poco prima, Gesù aveva detto "Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto." (Luca 7, 32). Chi invece riconosce in Gesù la via alla salvezza non ha dubbi e lo segue, convinto dall'amore che legge in ogni sua azione ed in ogni sua parola. Certamente il tema del perdono è un tema molto difficile, perché tocca le corde più intime dell'essere umano e smuove sentimenti spesso contrastanti. Il brano di oggi ci spinge a ragionare sulla nostra capacità di perdonare, ma soprattutto ci interroga. Noi da che parte stiamo? Siamo davvero capaci di guardarci dentro e di riconoscere i nostri limiti e le nostre miserie oppure ci poniamo su un piedistallo, pronti ad emettere sentenze? Ricordiamoci, come ci ricorda il nostro Santo Padre Francesco, che Dio non smette mai di perdonarci ma noi dobbiamo chiedergli perdono. *Docente di religione presso l'Istituto comprensivo Chignolo Po