Sla, nuova nomina per Melazzini
PAVIA La sua nomina arriva mentre è acceso il dibattito sulla malattia e sulla cura. Ieri mattina Mario Melazzini, assessore regionale alle Attività produttive, da tempo malato di Sla, è stato eletto di nuovo presidente di Arisla, la Fondazione Italiana di Ricerca per la Sclerosi laterale amiotrofica. Con la nomina, decisa ieri dal Consiglio di amministrazione della Fondazione, l'assessore torna a ricoprire l'incarico che aveva mantenuto dal 2008 al 2012. La notizia della nomina segue di poche ore quella dell'archiviazione del giudice, che ha deciso di prosciogliere il medico e assessore dalle accuse contenute nell'esposto presentato dal Comitato 16 Novembre, l'associazione dei malati di Sla. Il Comitato contestava a Melazzini di avere usufruito di una cura sperimentale al di fuori dei protocolli previsti dalla legge, che avrebbe consentito al medico di ottenere dei miglioramenti. A questa terapia, gli altri malati – sostiene il Comitato – sarebbero esclusi. Il giudice ha ribadito «il diritto di ciascuno di decidere come curarsi» e ha prosciolto il medico anche dall'accusa di avere fornito «false speranze» ai malati parlando dei miglioramenti ottenuti dalla terapia a cui si era sottoposto. Un'archiviazione, però, che non spegne il dibattito sul tema. «Se la cura è un diritto, deve esserlo per tutti – è il commento di Lorenzo Rainiere, figlio di un malato di Sla deceduto un mese fa dopo 10 anni di sofferenza –. Ci sono almeno due aspetti della questione che mi hanno sempre amareggiato. La prima è il fatto che Melazzini, nonostante le numerose richieste degli altri malati, in un primo momento aveva negato di essersi sottoposto a qualsiasi terapia diversa da quelle a disposizione di tutti. Negava nonostante le su condizioni fossero migliorate. Fino a che, a un certo punto, ha ammesso di essersi sottoposto a un trapianto di staminali ematopoietiche autologhe alla clinica Maugeri omettendo di indicare i miglioramenti riportati, ma dicendo che i benefici erano legati a quella terapia. A distanza di diversi anni si è fatto promotore della sperimentazione, avviata solo qualche mese fa, ma che include pochissimi pazienti. Mio padre non solo non ha avuto la possibilità di accedere a quel tipo di terapia, ma è stato escluso anche da altre sperimentazioni in vigore, proprio perché i protocolli sono rigidi e lunghi. Mi chiedo quindi perché Melazzini abbia potuto sottoporsi a una cura a pochi anni dalla diagnosi. Al di là degli aspetti giudiziari, ci sono quindi implicazioni etiche e morali, in questa vicenda. Se non fosse stato per la determinazione di un gruppo di malati e dei loro familiari oggi forse non si saprebbe nulla dei miglioramenti ottenuti da Melazzini». (m. fio.)