Viminale: arrestato il prefetto La Motta
ROMA Un fiume di denaro pubblico dirottato in Svizzera. Servitori dello Stato infedeli che «asservivano la funzione pubblica ad interessi privati». Accelera il filone romano sulla gestione dei fondi del Viminale con gli arresti dell'ex prefetto Francesco La Motta e altre tre persone di cui due detenute già da alcune settimane nel carcere di Poggioreale a Napoli. Agli arresti anche il banchiere Klaus Beherend mentre le accuse sono quelle di peculato e falsità ideologica. Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha commentato il caso ricordando che il Viminale «è parte lesa nei crimini e nelle responsabilità addebitate al prefetto La Motta». Ma la parte capitolina dell'indagine, nata alcuni mesi fa a Napoli, riguarda un investimento in Svizzera di ben 10 milioni di euro del Fec (Fondo edifici di culto), di cui La Motta era l'ex responsabile, affidato secondo chi indaga a Rocco Zullino, broker di Lugano, e collaboratore di Eduardo Tartaglia a sua volta parente di La Motta. Per quanto riguarda la posizione del banchiere Klaus Beherend, secondo i Ros e i carabinieri di Napoli, è colui che avrebbe redatto i piani di investimento dei fondi in collegamento con Tartaglia. Per il gip che ha emesso le ordinanze di custodia siamo in presenza di una «indicibile beffa per i cittadini che in una epoca di necessaria austerità» devono «apprendere dai giornali che i soldi pubblici gestiti da un ministero, quello degli Interni, erano andati a confluire su un fondo». Con una scelta «antieconomica» quanto «opaca». Il gruppo, si legge agli atti, si è adoperato a trasferire i fondi del Viminale su un conto corrente Oltralpe, poi svuotato, della «Silgocom», società svizzera a cui erano arrivati anche soldi provenienti dalla criminalità organizzata».