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PAVIA / 1 Pgt, un salto indietro di cinquant'anni nLeggendo la lettera dell'assessore Bellaviti, pubblicata martedì 11, ho fatto un tuffo nel passato. Ho letto concetti e tesi che credevo ormai consegnati alla storia e che invece riemergono come fantasmi. Negli anni sessanta i costruttori, la quasi totalità dei politici e una nutrita schiera di progettisti, dopo aver approvato e realizzato osceni condomini all'insegna della ricostruzione postbellica distruggendo giardini ed edifici in centro storico, dovettero prendere atto che l'opinione pubblica non era più disposta ad accettare ancora simili obbrobri. Fu il momento in cui la migliore cultura urbanistica stava progressivamente sensibilizzando i cittadini sulla necessità di tutela del nucleo storico inteso come complesso unitario, inscindibile e degno di salvaguardia in ogni sua componente. A questa posizione, considerata contraria allo sviluppo economico e foriera di "totale immobilismo", i soliti benpensanti sopra indicati contrapposero, purtroppo con successo, una tutela limitata ai soli monumenti già vincolati dalla Soprintendenza, e una normativa, estesa a tutto il tessuto urbano, in realtà molto permissiva anche se apparentemente orientata verso la salvaguardia imponendo l'approvazione dei progetti da parte della Soprintendenza. Il Prg del 1964 codificò simile posizione. Gli effetti prodotti da quel clima culturale sono oggi ben visibili: edifici costruiti ex novo, dopo la totale demolizione di quanto preesisteva, rivestiti sul fronte strada da facciate falso-antico malamente ispirate all'originale che, secondo normativa, dovevano essere conservate ma che, stranamente, di notte cadevano. Il Prg del 1975 permise finalmente di operare sui singoli edifici nella certezza del diritto e oltretutto senza dover ricorrere a piani attuativi, caratterizzati spesso da una opaca procedura decisionale. Si realizzò così un vasto processo di risanamento del centro storico nella salvaguardia di tutte le sue componenti architettoniche, degli spazi aperti, giardini, cortili e aree libere in primo luogo. Se oggi Pavia può vantare un nucleo storico di alta qualità lo deve a quella normativa. Sentire oggi parlare nuovamente di "nuove progettualità nei cortili", di "ambiti di nessun valore storico e architettonico", di "conservazione dell'esistente a priori" valutata come "una sorta di condanna per le trasformazioni urbane", di "valorizzazione dell'esistente altrimenti destinato a venir depauperato del proprio valore" ecc. ecc., sentire ancora queste argomentazioni fa veramente cascare le braccia: cinquant'anni di elaborazione culturale sono evidentemente passati invano e ci si ritrova, a Pavia e non in qualche borgo selvaggio, a dover nuovamente difendere i luoghi della storia. Per favore, assessore, conferisca al cestino queste norme e riprenda di bel nuovo e con rinnovato entusiasmo il tema del Pgt. La città gliene sarà grata. arch. Enrico Sacchi PAVIA / 2 I padroni dei cani in via Simonetta nMolti proprietari di cani non raccolgono le deiezioni dei loro amici a quattro zampe in via Simonetta. Gli stessi non le raccoglieranno, sicuramente, nell'erbetta verde del Parco Sensoriale, costato all'epoca della sua realizzazione migliaia di euro e diventato, nel tempo, una lussuosa "toilette" per cani. Alcuni abitanti di via Simonetta trasporti Sapo, il parco mezzi e la manutenzione nIn merito all'articolo apparso il 31 maggio dal titolo "Bus rotti e sporchi sulle linee Sapo" spiace constatare che ancora una volta (vedi precedente articolo del 06/11/2012) si pubblicano notizie senza appurarne la consistenza e senza attivare un contraddittorio. Nello specifico la persona intervistata è un dipendente della nostra azienda che rappresenta solamente se stesso, in quanto unico iscritto provinciale del proprio sindacato; inoltre con la stessa persona è pendente controversia in via giudiziale avanti al Tribunale di Voghera. Passando comunque all'esame dei fatti riportati nell'articolo, nessuno dei nostri autobus ha mai preso fuoco a Pavia e la manutenzione, ordinaria e straordinaria, dei mezzi è costante: a riprova di ciò parlano i bilanci aziendali, con oltre il 12% del budget complessivo del 2012 destinato alla manutenzione dei mezzi, e ferma la disponibilità a mostrare a chiunque ne faccia richiesta le schede di manutenzione di ogni singolo nostro mezzo. L'anzianità media del parco autobus è di 10 anni, con punte massime di 12 anni e un solo autobus di 15 anni, peraltro utilizzato raramente come scorta (dati facilmente verificabili presso il Settore trasporti della Provincia di Pavia). Quanto alla pulizia dei mezzi, il dato è leggermente diverso: in 12 ore settimanali il pulitore deve pulire 9 mezzi (uno è di scorta in rotazione), e quindi si tratta di dedicare settimanalmente, per ogni autobus, circa 1 ora e 30 minuti. Lucio Piazzardi direttore d'esercizio Sapo spa voghera Quindi voi preferivate la vecchia Pezzani? nAbbiamo letto in questa pagina le critiche della sezione cittadina di Rifondazione comunista sia all'amministrazione cittadina sia al bilancio della Pezzani: nessuno della giunta risponde e quindi ci troviamo in dovere noi del Consiglio dell'Asp Pezzani di rispondere ai gentili signori Rifondatori. Addosso alla povera Pezzani... ma voi senza ombra di dubbio siete rimasti a quella Pezzani vecchia e maleodorante che voi avete gestito per anni, sede che era indegna sia per la nostra città che per gli anziani ospiti che venivano accolti. Senza dubbio dell'odore di piscio che colpiva subito, entrando in quella sede, non ve ne fregava nulla! Siamo convinti che di questa nuova sede non avete mai preso visione e che quindi non ne conoscete i pregi, le funzionalità, il trattamento dei nostri vecchi, la preparazione e l'attività del nostro personale medico e paramedico e di tutte le direttive che sono in perfetta sincronia con le leggi e le disposizioni regionali. Venite pure a visitarci: metteremo bene in vista un'urna che possa contenere non schede elettorali, perchè altrimenti sarebbero poche e scarse, bensì donazioni sperando nel vostro buon cuore. Giuseppe Gorini presidente cda Asp Pezzani, Voghera lavoro Piangiamo per la Merck ma odiamo l'industria nLa Merck chiude: è un dramma per l'economia pavese, già così povera di lavoro industriale. Diamo allora addosso alle multinazionali, congreghe di demoni senza coscienza, sanguisughe insaziabili del sangue dei poveracci, che prima o poi si ritrovano in strada. Dalla vicenda trovo spunto per delle riflessioni che mi arrivano diritte dall'aver pratica di lavoro industriale e di multinazionali. Pavia e il pavese oggi aspirano alla "felicità" del terziario, sopportano appena che "resista" l'agricoltura, "odiano" l'industria. È una prospettriva culturale che meriterebbe essere approfondita. Provate a proporre la scelta ad un giovane! L'industria, pur all'avanguardia, è vista "sporca", "per natura inquina"(quanto ambientalismo gratuito vegeta sulla presunta natura inquinatoria), mette "a rischio la salute" degli addetti. Il lavoro "costa" e tanto. E non sono solo costi che si attaccano direttamente su un'ora di lavoro. Esiste una miriade di aspetti collaterali che se non sono causa di fuga della aziende, ne facilitano l'avverarsi. Cosa fanno Regioni, Province, Comuni(oltre aver inventato addizionali) per "facilitare" la vita di un'azienda, per "rendere appetibile" un territorio per l'investimento? Niente! Quali servizi sono disponibili per chi lavora e sopratutto per le donne (la conciliazione vita/lavoro pesa tutta sul lavoro)? A quali servizi può ricorrere un giovane o un padre di famiglia, che ha perso il lavoro, per immettersi in percorsi virtuosi che lo indirizzino all'occupazione? Possibile che non si riesca a esprimere giusta considerazione per aziende che localmente producono reddito/ricchezza, nelle quali ancora il merito e la competenza esistono come criteri di sviluppo, nelle quali ancora è possibile imparare? Il lavoro industriale deve essere rivalutato culturalmente. A Pavia si fa niente (qualche iniziativa sporadica?) per tenere (figuriamoci incrementare) il lavoro. Merck andrà via, poi andrà via x, poi andrà via y. Finalmente non ci sarà più l'industria! Quel giorno si farà ancora un Consiglio aperto, ci diremo che l'industriale è sfruttatore e cura il suo, le multinazionali sono congreghe di satanassi.... e amen. Paolo Pizzo politica Grillini, non sono proprio "tutti uguali" nL'art. 595 del Codice Penale vigente dispone che "Chiunque, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione o con la multa". Mi piacerebbe sapere cosa pensino del delitto di diffamazione le due consigliere regionali del Movimento 5 Stelle che nei giorni scorsi hanno diffuso un video in cui imputavano a Umberto Ambrosoli di percepire la diaria pur non presenziando alle riunioni delle commissioni di cui è membro. Umberto Ambrosoli, che è un uomo onesto, s'è limitato a smentire, documentando, l'accusa diffamatoria. Ma le due consigliere dovrebbero prestare più attenzione. E dovrebbero forse accettare il fatto che, per fortuna, non vale sempre la regola grillina del "sono tutti uguali": nei partiti ci sono anche tante persone come Umberto Ambrosoli che tanto hanno da insegnare, in fatto di legalità e etica, anche ai censori a cinque stelle. Andrea Enrici